franco-fontana-kiwaNessuna proroga per la certificazione nella vigilanza privata: per essere in regola occorre ora esibire in Prefettura un contratto con un ente accreditato che attesti quanto meno l’intenzione di avviare a breve il processo (ma qualche Prefetto chiede il completo adeguamento per fine mese). Nonostante ciò, ancora non si è vista una vera corsa alla certificazione. Pare che le aziende stiano insomma alla finestra, forse in attesa di comprendere meglio alcuni passaggi.  Ne abbiamo parlato con Franco Fontana, Direttore certificazione delle persone presso Kiwa Cermet Italia SpA

La vigilanza privata rientra ora nell’alveo dei comparti a certificazione cogente. Naturalmente il settore la sta vivendo come l’ennesimo balzello ai danni delle imprese.
Ma un processo di certificazione può diventare un plusvalore spendibile?

Sicuramente sì. Certo, senza certificazione ora si perde la licenza. Ma ragionare in termini di mero adeguamento alla norma sarebbe riduttivo.
Un processo di certificazione obbligatorio consente infatti in primo luogo di fare pulizia in un mercato che ha avuto una storia competitiva non sempre lineare e dove si lamenta un eccessivo affollamento di operatori non qualificati.
Ma certificarsi significa anche poter sensibilizzare l’utenza finale verso il valore del servizio offerto e verso un’adeguata remunerazione dello stesso. Le nuove norme permettono infatti di armonizzare il livello minimo che debbono caratterizzare i servizi di sicurezza: tutto ciò che va oltre aggiunge valore. E parliamo di un valore che parte da una base certificata, quindi più facilmente quantificabile e spendibile verso l’utenza.
Del resto c’è chi sta già ragionando in termini di valore ed è l’Europa. Sui tavoli CEN e ISO – nei quali Kiwa Cermet Italia è attivamente presente – si stanno infatti discutendo nuovi standard volontari, che non assorbiranno la certificazione nazionale cogente, ma la cui pressione potrebbe diventare molto forte a causa della diffusa minaccia terroristica.

C’è chi si affida ad alcuni enti certificatori perché danno quel piccolo consiglio durante l’audit che in certi casi può evitare il peggio. Ma un cavillo burocratico, un piccolo errore sono ammessi?

Fare consulenza durante le ispezioni – è bene chiarirlo – non è ammesso: all’ente di certificazione in fase di audit spetta fotografare l’esistente, non fornire formazione o consulenza al cliente.
Sarebbe controproducente in primo luogo per l’ente di certificazione, che in ambito cogente riveste un incarico di sostituto di pubblico ufficiale che non va decisamente preso alla leggera.
Ma a mio avviso non giova neppure all’Istituto di Vigilanza, che da un processo di certificazione potrebbe crescere molto.
Naturalmente si usa sempre un minimo di elastico in fase di valutazione (il famoso cavillo cui lei alludeva non pregiudica una verifica). In caso di dubbio, su richiesta, possiamo peraltro fornire un pre-audit che permette all’azienda di individuare i propri punti di debolezza e di metterli a regime prima che si avvii il processo di certificazione vero e proprio.  Le faccio un esempio: la norma prevede un preciso allineamento tra i servizi indicati in licenza e quelli che vengono realmente offerti, per cui caso per caso occorre valutare se convenga mettere a regime tali attività o piuttosto ridurre la licenza. Questo, in pre-audit, rientra nella nostra attività di supporto all’istituto.

Entriamo allora nel vivo di questi audit: quanto tempo dura l’attività ispettivo-certificativa? Si tratta di operazioni invasive, ossia che richiedono un fermo lavori o altro?

La nostra attività non richiede regimi particolari perché si limita a registrare le comuni operazioni aziendali, che quindi devono svolgersi normalmente. La durata del processo varia, secondo le indicazioni ministeriali, in base alle dimensioni dell’Istituto e si articola in step progressivi, ben descritti nelle check list emanate dal ministero: a) fase documentale (ostativa allo step successivo); b) fase di verifica dei servizi; c) audit ed eventuale verifica delle non conformità.
Ci teniamo a sottolineare che il nostro approccio è collaborativo, maièutico: tramite il confronto e il dialogo con noi, l’istituto arriva a cogliere da sé i possibili errori e la strada da percorrere per l’adeguamento.

A proposito di adeguamento: nonostante l’attesa proroga non sia arrivata, non sembra ad oggi partita una corsa alla certificazione. Qual è la vostra percezione?

Molti Istituti di VigilanzaPrivata che avevano già in essere dei percorsi di certificazione con noi si sono mossi per tempo e sono partiti con l’adeguamento, anche se in pochi hanno già completato il processo.
Forse nemmeno troppo sorprendentemente, si sono attrezzati prima gli istituti meno dimensionati. Naturalmente per gli Istituti già certificati qualità, quest’ultima certificazione non è che un nuovo vagone da aggiungere ad una locomotiva ben avviata: il processo è semplificato e la continuità garantita. Per converso se parliamo della norma di certificazione delle centrali di telecontrollo, è anche vero che alcuni aspetti dell’adeguamento impongono lavori strutturali non sempre banali, soprattutto se l’Istituto ha sede in un palazzo storico, magari soggetto a vincoli architettonici, quindi i tre anni consentiti per l’adeguamento non sono a ben vedere un termine così ampio.

…anche se ora le Prefetture richiedono l’esibizione del contratto con un ente di certificazione. Insomma: per essere in regola bisogna almeno scegliere un ente.
Ma se tutti gli enti devono attenersi ad una dettagliata check list ministeriale, cosa fa la differenza?

Kiwa Cermet Italia è un ente accreditato per tutte le certificazioni che afferiscono il settore sicurezza, da quella fisica a quella logica, passando per il security manager, l’ICT e la vigilanza.
Questo rappresenta un plus in un settore che comincia a proporre servizi sempre più evoluti ed integrati.
Partecipiamo inoltre ai processi decisionali di tutti i principali tavoli di standardizzazione e siamo presenti nei vari comitati di lavoro legati alla materia della certificazione, nazionali ed europei.
Kiwa è infatti un organismo internazionale, che quindi garantisce coperture anche su quel piano: un dettaglio non da poco in una scacchiera competitiva che si farà presto globale anche nella vigilanza.

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