| Vigilanza privata in rivolta «I bancomat potrebbero restare senza contanti» |
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| Lunedì 26 Luglio 2010 14:54 |
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E l'aria di serrata generale si respira sempre più forte nel settore, atteso oggi a un appuntamento strategico come la presentazione del rapporto 2010 sul comparto. Uno studio curato da FederSicurezza, la articolazione di Confcommercio che rappresenta il 65 per cento delle aziende italiane di vigilanza, per un fatturato complessivo di oltre 2 miliardi e mezzo di euro. La madre di tutti i problemi è nelle gare d'appalto, specie quelle indette dai committenti pubblici, aggiudicate con il solo criterio del massimo ribasso. La logica dei costi più bassi. Una prassi che spalanca le porte alle realtà imprenditoriali meno qualificate, che recuperano i mancati introiti evadendo sistematicamente i contributi previdenziali dei loro dipendenti, tagliando le spese per la formazione, seppur necessaria, di personale adibito all'uso delle armi o specializzato in elettronica e informatica. La ricaduta è generale, e blocca di fatto lo sviluppo di un mercato, quello della sicurezza privata, che in Italia potrebbe avere ampi margine di crescita. «Serve ormai una svolta, ripristinando condizioni eque di partecipazione al mercato. Altrimenti assisteremo alla morìa delle imprese ed al crollo dell'occupazione nel settore». A lanciare il grido d'allarme è Luigi Gabriele, presidente di FederSicurezza, che raccoglie la protesta di tantissime aziende di un comparto che, mentre attende il salto di qualità, rischia di collassare: «siamo frammentati in circa un migliaio di realtà grandi, medie, piccole e piccolissime che così non possono garantire uniformità qualitativa di servizi, intervenire sulle tariffe, assicurare maggiore e migliore occupazione a personale aggiornato professionalmente. Eppure, come sistema, abbiamo già scontato la crisi economica e siamo alla vigilia di importanti novità normative, come il decreto sulla capacità tecnica delle imprese che ridurrà fortemente il numero delle aziende, costringendone molte medio piccole ad accorparsi per offrire servizi migliori e rimanere sul mercato. Servizi che dovranno però essere pagati il giusto». Altrimenti? «Altrimenti non escludiamo iniziative eclatanti, come il blocco dei servizi, specie di trasporto valori. È ora che almeno la grande committenza pubblica smetta di affidare gli appalti solo a chi offre di meno, per privilegiare le aziende che operano con professionalità. Altrimenti saranno loro ad trascinate nel gorgo della crisi da chi opera sistematicamente nell 'illegalità». Fonte : Il Riformista (30 Giugno 2010, pag 8) |



