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Crisi, scioperano anche le Guardie giurate PDF Stampa Email
Venerdì 30 Luglio 2010 08:45

corteo guardie giurate a NapoliNAPOLI - Un corteo sfila al centro della città: nulla di strano se non fosse per la divisa che indossano. Stemmi, cinturoni e fregi sui colletti delle camicie: sono guardie giurate. Fanno rumore con i loro fischietti, cercano di attirare l'attenzione mentre si recano in prefettura per essere ricevuti.

Sono visibilmente nervosi i dipendenti delle due società Italsecurity e Europol: «Grazie Italsecurity, sei la rovina delle nostre famiglie» recita lo striscione iniziale. Alcune guardie hanno molte mensilità non pagate, altre non hanno più neanche quelle e cinque giorni fa hanno cominciato lo sciopero della fame. Ma procediamo con ordine. La protesta è coordinata dalla Confael (Confederazione autonoma europea dei lavoratori). Ad essa si sono rivolti i dipendenti della Italsecurity, stanchi delle continue irregolarità nei pagamenti. Il segretario del sindacato Salvatore Di Bonito denuncia: «L'Italsecurity ha debiti con Equitalia per 2 milioni e duecentomila euro e chi ci va di mezzo, come al solito, sono i dipendenti. - Prosegue Di Bonito - Ci sono alcuni di loro che hanno otto mensilità arretrate. Non finisce qui, ci sono buste paga in cui l'azienda dichiara di versare i contributi, peccato che sia solo sulla carta perchè poi di fatto questi contributi non vengono versati».

Ben peggiore la sorte dei dipendenti Europol. La società nel 2009 aveva un contratto con la Gori, società per cui lavorava già da molto tempo. Lo stesso anno però dichiarò fallimento. Nella direttiva del capitolato d'appalto era stabilito che, qualora si fosse verificata questa evenienza, i dipendenti Europol che avevano lavorato lì per tanto tempo sarebbero rimasti al loro posto. Questo sarebbe avvenuto con il passaggio e l'assunzione nella nuova ditta appaltatrice. La nuova ditta è arrivata, la Cosmopol, ma le assunzioni no. «C'è una direttiva, perchè non è stata rispettata? Come andremo avanti?» dice una guardia giurata, «non ci rimane che lo sciopero della fame».

 

Fonte: corrieredelmezzogiorno.corriere.it