Da mestiere a professione: l’investigazione privata cambia pelle

pellegrino

Anno Domini 2010: il primo passo di una riforma attesa da oltre 70 anni si è infine compiuto. Lo scorso 1° dicembre il decreto sulla c.d. capacità tecnica (primo dei quattro decreti attuativi del D.P.R. 153/2008, che ha impostato l’architettura complessiva della riforma della sicurezza privata) è stato firmato dal Ministro Roberto Maroni e il 21 gennaio 2011 è stato trascritto in GU. Insomma, il dado è tratto. E si tratta di un dado pesante, destinato a rivoluzionare un’attività non di rado guardata con sospetto (anche in ragione dei suoi importanti riflessi sui diritti personali, si pensi solo alla privacy) e spesso osteggiata dalle stesse forze di sicurezza primaria.

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Il Garante contro gli investigatori privati

Il paragrafo autorizza “l’eventuale conservazione temporanea di materiale strettamente personale dei soggetti che hanno curato l’attività svolta, ai soli fini dell’eventuale dimostrazione della liceità e correttezza del proprio operato”, di fatto negando agli investigatori e ai loro collaboratori la facoltà di conservarsi personalmente e senza limiti dati e appunti del loro operato per fini esclusivamente personali. Il tutto mentre presso il Tribunale di Bassano del Grappa è pendente una causa contro il Codice deontologico che contesta la competenza del Garante sulla conservazione per scopi esclusivamente personali delle informazioni raccolte, stante la sua incompetenza prevista dal Codice della Privacy. Chi la vincerà?