Guardie giurate e vigilanza privata: nessun equo indennizzo per causa di servizio

Un “curioso caso” riguarda la categoria degli appartenenti ai corpi delle Guardie Particolari Giurate.
Curioso quanto sinonimo di una grave ingiustizia ed altresì indicativo di quanto la categoria sia presa a buon cuore dai politici ma anche di quanto la stessa categoria sia passiva ed arrendevole di fronte a ciò che le viene tolto e negato.
E’ la questione dell’equo indennizzo, nota dolens di un Governo nato per fare grandi cose e morto per averne fatte di dannose, il Governo Monti. Giuseppe Alviti entra nel dettaglio della questione.

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Vigilanza Privata e Associazioni di categoria: il pensiero di un imprenditore

Riceviamo e pubblichiamo l’accorato appello di un operatore della vigilanza privata che, come tanti titolari di piccole e medie imprese di settore, sta soffrendo la morsa della crisi e non si sente rappresentato nè tutelato dalle principali associazioni di categoria. Uno spunto di riflessione sulla crisi delle vocazioni – e delle motivazioni – dell’associazionismo di categoria.

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Società tra Investigatore privato e Avvocato? Sì, ma con cautela

Stimata redazione,
nell’anno 2012 è stato dato il via al pacchetto “legge di stabilità” ove è prevista prevista la possibilità di creare “società tra professionisti“. Mi chiedevo se fosse possibile dar corso ad una società (tra professionisti, appunto) tra un’Agenzia di Investigazioni Private ed un Avvocato, senza che il legale incorra nel divieto deontologico forense di “azioni di accapparamento della clientela”.

Chiedo inoltre se sia stata superata, a questo punto, la norma che prevede l’obbligo per un’Agenzia di Investigazioni di avere la propria sede separata da ogni altro tipo di attività (chiaramente in questo caso il titolare di agenzia investigativa rimarrà con la propria licenza – che non è cedibile).

M., Collaboratrice di Agenzia Investigativa

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Guardie giurate e riforma della legittima difesa

Spett.le Redazione
ho letto con interesse l’articolo dell’avv. Roberto Gobbi sulle armi e le la legittima difesa da parte delle guardie giurate. In particolare mi riferisco al porto di pistola rilasciato per difesa personale.

La nuova ipotesi di legittima difesa, di cui ai commi 2 e 3 dell’art. 52 del c. p., riporta: “….sussiste il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere:
a) la propria o altrui incolumità;
b) i beni propri o altrui quando non vi è desistenza e vi è pericolo di aggressione”.

Desideravo chiedere se, in virtù di quanto riportato, le guardie giurate, mentre esplicano la tutela dei beni altrui, possano utilizzare l’arma per legittima difesa quando non vi è desistenza e vi è pericolo di aggressione, naturalmente cercando inizialmente di provocare la desistenza dell’aggressore e facendogli percepire la possibilità di un’offesa difensiva? Ringrazio per la cortese attenzione.

A.G. Piacenza

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Esercizio abusivo di vigilanza privata: quali rischi per il committente?

Buonasera, vi chiedo cortesemente di rispondere ai seguenti quesiti.

1) Se una società autorizzata dal Prefetto all’attività di investigazione compie anche un’attività di “vigilanza”, si ricade nel reato di vigilanza abusiva punito dall’art. 140 TULPS?

2) Quale sanzione potrebbe rischiare il committente? Si potrebbe configurare un “concorso necessario” nel reato?

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