No volontari: la sicurezza spetta ai professionisti

Eventi cancellati, migliaia di addetti ai servizi di controllo e steward a spasso, mentre tutti chiedono il rispetto delle regole. AISS, Associazione Italiana Sicurezza Sussidiaria, ricorda che devono essere i professionisti qualificati dalla legge a svolgere le mansioni di controllo e non i volontari. Il legislatore ha affermato la centralità nel 2009 con l’obbligo di assunzione di personale qualificato, iscritto in un elenco noto ai Prefetti e revisionato a cadenza biennale, con un codice deontologico e mansioni circostanziate che prevedono anche la mediazione dei conflitti. Questo impianto è stato parzialmente smantellato nel 2018, con un Direttiva che ammetteva il volontariato per garantire la “sicurezza” nelle manifestazioni pubbliche. Con il COVID_19 i settori fieristico, entertainment e delle manifestazioni pubbliche sono stati spazzati via, travolgendo le imprese di sicurezza. L‘abominio degli assistenti civici, fortunatamente rientrato, ha dato il colpo di grazia. AISS, in una lettera aperta, fa un’interessante cronistoria del fenomeno, richiamando ai tema della sicurezza: un bene collettivo e primario.

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AISS-Federterziario agli Stati Generali dell’economia: rilanciare gli eventi con la sicurezza al centro

Nel contesto degli Stati Generali dell’economia, sono state presentate anche le proposte di FederTerziario – AISS, Associazione Italiana Sicurezza Sussidiaria, per far ripartire l’industria degli eventi – la prima a fermarsi e l’ultima a ripartire. Occorrono infatti misure urgenti per evitare la chiusura di migliaia di imprese connesse al settore eventi, convegni ed eventi fieristici e sportivi, una filiera che genera oltre 30 miliardi di fatturato annuo. “Non possiamo pensare che gli interventi siano limitati alla cassa integrazione” – dichiara Franco Cecconi, Presidente AISS. “Interventi mirati sul settore della sicurezza consentirebbero il reintegro di professionalità, vedi addetti ai servizi di controllo e steward, per gestire i flussi all’interno delle attività economiche di natura commerciale, ora in mano a personale spesso privo di requisiti. Auspichiamo che il Governo convochi presto un tavolo con gli operatori del settore”.

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Ballare ai tempi del Covid? Zero margini per i locali e distanze impossibili

Dal 15 giugno si torna a ballare. In teoria. In pratica molti locali non apriranno, visto che la ripartenza pare limitata alle discoteche all’aperto, con capienza dimezzata e una distanza in pista di 2 metri (1 metro se si sta fermi). Il tutto con mascherina sempre indossata. Misure inaccettabili e irricevibili nel metodo e nel merito – tuonano le imprese del settore intrattenimento, che pesa per oltre 4 miliardi all’anno di fatturato. Le imprese che si occupano di entertainment e le agenzie di sicurezza lamentano di non essere state consultate dal Governo, tanto che i provvedimenti adottati risultano essere non solo inapplicabili nei fatti, ma purtroppo anche esiziali per la tenuta del comparto. Le Associazioni più rappresentative del settore chiedono l’urgente apertura di un tavolo di confronto per individuare insieme le misure necessarie alla ripartenza.

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Guardie giurate, addetti alla security o improvvisati? Interrogazione alla Camera su chi deve gestire i flussi

L’On. Mauro Rotelli (FDI) ha presentato un’interrogazione a risposta scritta alla Camera, indirizzata al Ministro dell’Interno, per denunciare il diffuso utilizzo, da parte di committenze della grande distribuzione ma non solo, di soggetti non professionali al fine di gestire i flussi per garantire il distanziamento sociale anti Covid-19. Al posto di guardie giurate, operatori fiduciari o addetti ai servizi di controllo, infatti, la cronaca parla dell’utilizzo di soggetti e imprese non qualificati, con serie conseguenze per la sicurezza dei lavoratori e della stessa collettività che si vorrebbe tutelare. Il tema è ancora più caldo in previsione dell’impiego di 60.000 “assistenti civici”, reclutati tra le fila del volontariato, che il Governo vorrebbe schierare per svolgere tali servizi nelle aree pubbliche.
Poichè – si legge nell’interrogazione – il settore della sicurezza privata, seppur normato, lascia spazio a diverse interpretazioni sulla corretta figura professionale da adottare per svolgere queste mansioni, sarebbe necessario che il Ministero desse indicazioni più specifiche in merito. Non solo per evitare i fenomeni di abusivismo già citati, ma anche – aggiungiamo noi – per non mandare allo sbaraglio mandrie di improvvisati …a loro rischio e pericolo.

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Guardie civiche al posto di professionisti della sicurezza? No grazie

Ha fatto molto discutere la proposta del Governo di reclutare 60.000 Guardie Civiche tra i percettori del reddito di cittadinanza per affidare servizi di social distancing. Sì, proprio quei servizi che hanno “salvato” il comparto sicurezza privata, ma soprattutto il paese stesso, in un momento di incredibile difficoltà. Per fortuna AISS -Associazione Italiana Sicurezza Sussidiaria – assicura che la proposta è stata abortita. Resta però essenziale mettere in piedi un tavolo di discussione serio con chi realmente conosce il mestiere.

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