Brutta nottata al Pronto Soccorso dell’ospedale di Livorno il 20 marzo. Solito copione: lite tra tizi in attesa, uno ruba la pistola alla guardia giurata. Non parte il colpo. Arma scarica, si legge sui giornali – e per fortuna, in questo caso. Ma aspettiamo proprio che ci scappi il morto per parlare seriamente di vigilanza privata negli ospedali? Ci ha scritto Vincenzo Acunzo: per AiSem la GPG in ospedale deve avere una formazione specifica, deve essere equipaggiata con spray al peperoncino e fondina di ritenzione (che impedisce l’estrazione della pistola) e deve essere coordinata da un security manager (obbligatorio nella struttura sanitaria – come già accade in più di un’illuminata Regione). Servirebbe? Servirà?
Gentile Direttore,
è del 20 marzo la notizia dell’ennesimo episodio di violenza all’interno di un presidio sanitario che, per puro caso, non si è trasformato nell’ennesima tragedia.
La vicenda è nota: un soggetto (non penso si possa definire persona), secondo quella che sta diventando una consuetudine, si stava scagliando contro alcuni operatori sanitari e, nel trambusto che ne è derivato, si è impossessato della pistola della guardia giurata intervenuta ed ha tentato di fare fuoco contro una persona presente – non riuscendo nell’intento solo perché, probabilmente, incapace di usare un’arma (dubito che, come riferito dalla stampa, la pistola fosse scarica).
Per pura fortuna, quindi, non ci troviamo a commentare un omicidio e questo ci consente di affrontare con animo più sereno il problema che questa vicenda mette in tragica evidenza: la violenza nei confronti del personale sanitario e la connessa presenza delle guardie giurate nei presidi ospedalieri. Ricordo come solo pochi mesi orsono fosse argomento quotidiano il momento drammatico che vivevano i presidi sanitari a causa dell’aumento degli episodi di violenza consumati a danno del personale sanitario presso i pronto soccorso (dati dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie).
Per questo motivo e in una logica di partnership pubblico-privato, considerato che i presidi ospedalieri già rientrano, in base alla normativa di settore (D.M. n. 269/10), tra i siti sensibili la cui vigilanza è sottoposta in maniera esclusiva alle guardie giurate decretate, per elevare il livello di sicurezza dei presidi sanitari, alcuni – tra i quali chi scrive – ritenevano che fosse fondamentale estendere l’esperienza maturata dalla vigilanza privata nei servizi di sicurezza sussidiaria (art. 18 del DL 21 luglio 2005, n. 144), anche a tali presidi. Gli istituti di vigilanza, come noto, già partecipano attivamente alla messa in sicurezza dei luoghi di transito (porti, stazioni, metropolitane) svolgendo attività di controllo delle persone e dei bagagli presso i varchi di accesso. Appare, quindi, evidente l’esistenza di un knowhow pluriennale delle imprese di vigilanza privata, che va oltre la tipica attività di vigilanza o custodia delle proprietà mobiliari o immobiliari richiamata espressamente dal Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, che va a sostegno di un impiego delle guardie giurate decretate presso i presidi ospedalieri in modalità sussidiaria alle forze dell’ordine.
Purtroppo, come sovente accade in questo Paese, quest’idea che pareva condivisa trasversalmente ha trovato i soliti “censori” che, nascondendosi dietro varie argomentazioni più o meno giuridiche, hanno di fatto bloccato il relativo emendamento al DDL sulle professioni sanitarie (tutto si è ridotto ad aggravare il reato commesso all’interno di un presidio anche nei confronti delle guardie giurate).
Come al solito, quindi, quando si parla di sicurezza privata, tutti pronti a grandi teorizzazioni, ma nessuno disponibile a prendere atto della realtà: la sicurezza privata è indispensabile se si vuole realizzare quella che, con grande enfasi, definiamo sicurezza integrata, quella cioè che più di tutto dovrebbe incidere positivamente sulla percezione di sicurezza dei cittadini.
Certo ci vogliono strumenti, legislativi innanzitutto, ma non solo. Serve competenza, professionalità, formazione per affrontare in maniera adeguata una sfida come quella della sicurezza dei presidi sanitari e l’episodio di oggi lo dimostra.
La guardia giurata che opera in quel contesto deve essere specificamente formata per operare in contesto sensibili (pronto soccorso, sert, reparti psichiatrici), deve disporre diequipaggiamento specifico (ad esempio la fondina di ritenzione), di strumenti di difesa passiva idonei (ad esempio spray al peperoncino di gittata e concentrazione adeguata), deve poter fare riferimento ad unsecurity manager della struttura sanitaria che ne deve valutare e disporre l’impiego, deve essere tutelata per poter tutelare.
Insomma, questa guardia giurata ha bisogno di una legislazione specifica che ne renda obbligatorio l’impiego in quel contesto e ne disciplini le funzioni.
Solo così potremmo tentare di garantire la sicurezza dei nostri operatori sanitari, dei cittadini che frequentano gli ospedali, delle guardie giurate e, soprattutto, che le tragedie non si evitino solo per un puro caso.
Il Presidente di AiSeM
Vincenzo Acunzo















