Vigilanza Privata in ospedale: servono regole

31 Mar 2022

di Ilaria Garaffoni

Pubblichiamo una lettera di chi opera servizi di vigilanza privata in ospedale: oltre a raccontarne le criticità, l’operatore chiede se le Istituzioni non dovrebbero curarsi di più del settore. La risposta è naturalmente sì, visto anche il rischio di attacchi, violenze e lesioni personali che le guardie giurate vivono quotidianamente in un servizio pubblico essenziale come la sanità. Purtroppo il paese è afflitto da doppiopesismo cronico: la vigilanza privata è tenuta in palmo di mano quando serve il paese, ma diventa fanalino di coda quando si devono riconoscere diritti, professionalità e salari decenti.

“Gentile Direttore

vorrei porre all’attenzione della vostra testata i servizi di vigilanza privata che, con sempre maggiore frequenza, vengono implementati all’interno dei presidi ospedalieri privati e pubblici, soprattutto nelle strutture del centro nord Italia.

È vostro un articolo di diversi mesi fa che pone l’accento su una mozione presentata dal consigliere regionale di regione Lazio Righini, – mozione successivamente approvata – la quale prevede l’obbligatorietà per le strutture sanitarie di istituire al proprio interno la figura del Security Manager.

È a mio parere un grande balzo in avanti, necessario affinché si possa strutturare maggiormente questa tipologia di servizio, ormai imprescindibile in alcune strutture, soprattutto laddove il flusso degli utenti è molto elevato. In qualità di operatore che svolge questo servizio da 10 anni in una struttura ospedaliera con un servizio molto ben strutturato, nonché sindacalista e fautore di una proposta presso il Consiglio regionale affinché anche Regione Lombardia (Bergamo è la mia provincia di lavoro) si allinei a Regione Lazio nell’istituzione obbligatoria del Security Manager, ritengo tuttavia che ci sia scarso interesse o poca volontà di sviluppare in modo professionale questi servizi. Ad oggi infatti si riscontrano:

– guardie giurate scarsamente formate;
– stazioni appaltanti che pretendono dalle guardie particolari giurate servizi che non dovrebbero nè potrebbero essere svolti da una comune guardia giurata;
– poca chiarezza e molta confusione nel dettare agli operatori le linee guida di comportamento.

Questi sono solo alcuni dei “macro” problemi, tra l’altro esplicitati in modo grossolano, che affliggono il sistema e non permettono l’evoluzione di questa tipologia di servizio.

In relazione alla situazione emergenziale dovuta al Covid ed alla sempre maggior necessità di sicurezza all’interno dei presidi di Pronto Soccorso, questa tipologia di servizio non dovrebbe forse essere tenuta maggiormente in considerazione dalle istituzioni? Questa è la domanda che, da lettore, pongo alla redazione.

Cordiali saluti

Cristian Dattilo”

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