Era un’Italia tesa, confusa e col fiato sospeso quella che ieri notte ha guardato la conferenza stampa forse più drammatica mai rilasciata dal Presidente Conte. Tutta l’Italia è in emergenza sanitaria, inutile fuggire da una provincia all’altra, la zona arancione non esiste più e il peggioramento della situazione epidemiologica impone un reindirizzamento delle politiche restrittive.
Il Presidente Conte ha informato la nazione della necessità di estendere all’intero territorio italiano tutte le prescrizioni e la restrizioni inizialmente previste per la sole Lombardia e 14 province del Nord. Il DPCM 9 Marzo 2020 reca dunque nuove nuove misure per il contenimento e il contrasto del diffondersi del virus Covid-19 sull’intero territorio nazionale, con effetto dal 10 marzo 2020 al 3 aprile 2020. Di seguito il testo del decreto.

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Il Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha emanato una direttiva in merito ai controlli nelle “aree a contenimento rafforzato” e alla limitazione degli spostamenti delle persone in entrata e in uscita e all’interno dei territori “arancioni” (ex zone rosse, più le nuove province che si sono aggiunte, ossia l’intera Lombardia e le 14 province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano Cusio Ossola, Vercelli, Padova, Treviso e Venezia). Federsicurezza – Federazione del Settore della Vigilanza e Sicurezza Privata – dichiara il Presidente Luigi Gabriele, “conferma la massima disponibilità del comparto a contribuire alle operazioni di controllo, nella speranza che il Governo si ricordi della nostra categoria anche in altre situazioni”. Vediamone nel dettaglio il contenuto della direttiva con domande e risposte. Continua a leggere

Eccolo il DPCM che tanto ha fatto discutere, non solo per l’allargamento delle restrizioni della “zona rossa” a tutta la Lombardia e a diverse province del Nord, ma soprattutto per le modalità di divulgazione (inaccettabile per il Presidente Conte), che ha innescato la fuga di molti cittadini verso un Sud la cui sanità vacilla anche in condizioni ordinarie. E questa situazione di ordinario non ha nulla. Si stanno mettendo pezze di contenimento e imponendo quarantene, ma non è difficile prevedere gli esiti di questo esodo e di quelli che l’hanno preceduto. Chi vi scrive, da una zona che a breve sarà dichiarata rossa, sta toccando con mano gli effetti degli aperitivi, della sciatina, del “tantoiostobenechissenefrega”. Quella che chiamiamo vita sta soffocando gli ospedali e imponendo scelte tra chi trattare in terapia intensiva e chi no. Tra chi far vivere e chi lasciar morire. Prego quindi tutti i lettori di accettare restrizioni e cali di fatturato, ci riprenderemo. Ma adesso non c’è per tempo per la furbizia italiana. Contro il coronavirus servono regole. Serve restare (o diventare) umani.

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Il Covid-19 comincia a spaventare quasi di più per lo spettro della recessione che per il rischio sanitario. Ma qual è la situazione nello specifico del comparto sicurezza e vigilanza privata? Come reagiscono le imprese e quali richieste arrivano dalle guardie giurate? Lo abbiamo chiesto a Luigi Gabriele, Presidente di Federsicurezza, Federazione del settore della Vigilanza e Sicurezza Privata aderente a Confcommercio. Continua a leggere

Che impatto sta avendo l’emergenza sanitaria sul mercato della sicurezza privata? Quali sono le committenze che risultano più colpite? Stanno nascendo servizi specifici o applicativi nuovi per fronteggiare l’emergenza? L’abbiamo chiesto al primo player del settore, che opera trasversalmente su diverse aree di servizio (dalla security nei siti ad alta criticità al pulimento, dalla travel alla cyber security) e che rappresenta la realtà numero uno in Italia per dimensione, tasso di sviluppo e solidità economico-finanziaria con ricavi per 650 milioni di euro, 15.000 dipendenti e 100.000 clienti all’attivo.
La parola a Lorenzo Manca, Amministratore Delegato e proprietario di Sicuritalia.
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