Se un ragazzo ruba uno smartphone o tira due ceffoni in discoteca, o se viene assalito o pestato o derubato nelle vicinanze del locale, è il club a chiudere i battenti. Ma è sempre responsabilità del gestore? Non avrebbe senso convocare e sentire prima chi gestisce il locale, per capire cosa è successo e perché? Se lo chiede Maurizio Pasca, presidente del Silb (sindacato locali da ballo).
L’art. 100 del TULPS consente infatti la sospensione o la chiusura di un locale se al suo interno si verificano reati o disordini. E va benissimo revocare la licenza al club che ad esempio accetti o favorisca lo spaccio, ma oggi – denuncia Pasca – la norma è applicata in modo meccanico e sproporzionato, punendo il gestore anche per comportamenti individuali di terzi. E sospendere una licenza nel pieno della stagione balneare significa far fallire un’impresa. E lasciare a spasso famiglie e lavoratori.
Fino a che punto si può dunque spingere la responsabilità del club? Quali presidi di sicurezza si possono chiedere? Cosa ci si può aspettare da addetti ai servizi di controllo e guardie giurate che presentano – oltre a zero tutele per sé – fortissimi limiti operativi e normativi per prevenire i reati? Il Silb chiede una revisione della norma: almeno si distingua tra episodi occasionali e mancanze gestionali da sanzionare.
Cliente violento: è sempre colpa della discoteca?

di Ilaria Garaffoni













