Formazione e vigilanza privata: il valore passa dalle competenze

26 Mag 2026

di Ilaria Garaffoni

Chi conosce il lavoro delle guardie giurate ne riconosce anche il valore. Lo attesta un report bipartisan promosso da un ente bilaterale: si entra nella vigilanza privata per campare, ma si finisce poi per sviluppare un’identità professionale fatta di rispetto delle regole e senso civico. Ma come far percepire quel valore a cittadini, clienti e ancor prima ai politici? La prima base valoriale sta nella formazione e deve partire dall’inizio: da chi aspira a fare la GPG. Un mercato, quello dei corsi di ingresso, popolato purtroppo da grandi promesse e spese rilevanti – a fronte di una formazione che potrebbe non essere nemmeno riconosciuta dalla Questura.

Il punto è questo: per professionalizzare il settore non servono corsi un tanto al kilo, fatti perché lo dice la norma. Serve una formazione qualificata e progettata con metodo, che offra alle aspiranti GPG gli strumenti per affrontare la professione con quella competenza che dà anche più sicurezza sul lavoro. Perché sapere cosa si può fare e cosa no, in certi casi, può salvare la pelle o almeno la fedina penale.

Accanto agli aspetti normativi e tecnici, che restano fondamentali, oggi servono infatti capacità comunicative e di gestione del conflitto, attenzione al rischio, utilizzo corretto delle tecnologie e adattabilità nei diversi contesti operativi. E la qualità della formazione diventa parte integrante della qualità del servizio: le imprese possono infatti contare su personale capace di gestire situazioni complesse e dare valore ai servizi.

San Giorgio Formazione ne ha fatto un tratto distintivo, investendo in modalità didattiche pensate per gli operatori della sicurezza privata – adulti non freschi di studi, che hanno già lavoro e famiglia alle spalle e arrivano a sera stanchi morti. Per questo il corso online per aspiranti GPG, costruito sui contenuti previsti dal DM 269/2010, punta non solo alla preparazione per il test finale, ma anche al coinvolgimento reale del corsista. Non blablabla e testi illeggibili ma videointerviste, test interattivi, slide narrate e giochi (sì!) per favorire l’apprendimento. E ovviamente docenti qualificati, che provengono dal settore e ne hanno toccato con mano le molteplici criticità.

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E se le aspiranti guardie giurate sono ben preparate, saranno più sicure e anche più motivate e forse non cambieranno mestiere alla prima occasione. Che la formazione possa anche arginare l’attuale devastante crisi delle vocazioni, migliorare la qualità percepita dal cliente e dalla cittadinanza?

I Video

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