Chi conosce il lavoro delle guardie giurate ne riconosce anche il valore. Lo attesta un report bipartisan promosso da un ente bilaterale: si entra nella vigilanza privata per campare, ma si finisce poi per sviluppare un’identità professionale fatta di rispetto delle regole e senso civico. Ma come far percepire quel valore a cittadini, clienti e ancor prima ai politici? La prima base valoriale sta nella formazione e deve partire dall’inizio: da chi aspira a fare la GPG. Un mercato, quello dei corsi di ingresso, popolato purtroppo da grandi promesse e spese rilevanti – a fronte di una formazione che potrebbe non essere nemmeno riconosciuta dalla Questura.
Il punto è questo: per professionalizzare il settore non servono corsi un tanto al kilo, fatti perché lo dice la norma. Serve una formazione qualificata e progettata con metodo, che offra alle aspiranti GPG gli strumenti per affrontare la professione con quella competenza che dà anche più sicurezza sul lavoro. Perché sapere cosa si può fare e cosa no, in certi casi, può salvare la pelle o almeno la fedina penale.
Accanto agli aspetti normativi e tecnici, che restano fondamentali, oggi servono infatti capacità comunicative e di gestione del conflitto, attenzione al rischio, utilizzo corretto delle tecnologie e adattabilità nei diversi contesti operativi. E la qualità della formazione diventa parte integrante della qualità del servizio: le imprese possono infatti contare su personale capace di gestire situazioni complesse e dare valore ai servizi.
San Giorgio Formazione ne ha fatto un tratto distintivo, investendo in modalità didattiche pensate per gli operatori della sicurezza privata – adulti non freschi di studi, che hanno già lavoro e famiglia alle spalle e arrivano a sera stanchi morti. Per questo il corso online per aspiranti GPG, costruito sui contenuti previsti dal DM 269/2010, punta non solo alla preparazione per il test finale, ma anche al coinvolgimento reale del corsista. Non blablabla e testi illeggibili ma videointerviste, test interattivi, slide narrate e giochi (sì!) per favorire l’apprendimento. E ovviamente docenti qualificati, che provengono dal settore e ne hanno toccato con mano le molteplici criticità.

E se le aspiranti guardie giurate sono ben preparate, saranno più sicure e anche più motivate e forse non cambieranno mestiere alla prima occasione. Che la formazione possa anche arginare l’attuale devastante crisi delle vocazioni, migliorare la qualità percepita dal cliente e dalla cittadinanza?















