Si muore di caldo e di caldo si muore. Guardie giurate e addetti alla sicurezza inclusi, se operano all’aperto e in diretta esposizione solare. Se non è pensabile abbandonare i servizi di vigilanza privata e chi s’è visto s’è visto (anche se in questi casi negli appalti pubblici non si applicherebbero le penali contrattuali), si possono – anzi si devono – mettere in campo delle misure di protezione operando su turni, rotazioni, pause e studiando soluzioni al coperto e abbigliamento leggero.
Con provvedimento del 6 luglio, l’INL ha dato chiare indicazioni agli ispettori (e quindi alle imprese) su come verificare che i datori di lavoro adottino misure efficaci per prevenire i danni dacalore. E occhio che non basta un Documento di Valutazione dei Rischiin regola: occorre riorganizzare concretamente il lavoro in funzione del rischio caldo e adottare tutte le misure necessarie.
Se l’INL si concentra soprattutto su edilizia, agricoltura, logistica, lavori stradali e rider, la circolare parla però di “tutte le attività svolte all’aperto” (quindi anche di vigilanza privata e servizi di sicurezza outdoor, come pure di installazione di sistemi di sicurezza e videosorveglianza in aree esposte al sole per più ore continuative, se l’esposizione può compromettere la salute e la sicurezza dei lavoratori).
Tra gli aspetti che gli ispettori devono verificare si annoverano, oltre alla valutazione del rischio da stress termico e alle misure di prevenzione e protezione previste nel DVR: che l’organizzazione del lavoro sia realmente rimodulata in funzione del caldo (es. anticipo nelle prime ore del mattino e sospensione/riduzione lavoro nelle ore torride), che vengano effettuate pause e rotazione del personale, e ancora che vi siano acqua fresca sempre disponibile e indumenti leggeri, traspiranti e protettivi. E ovviamente formazione, formazione, formazione.














