Vigilanza Privata: pure il lavoro notturno passa ai portierati?

Riceviamo e pubblichiamo un contributo del nostro (stavolta meno polemico ma non meno tagliente e sempre più anonimo) Bastian Contrario. Quale attento osservatore del comparto, non gli poteva certo sfuggire una sentenza del Consiglio di Stato che potrebbe risultare molto golosa per le committenze, sempre liete di utilizzare portierati al posto di guardie giurate anche nei settori di esclusiva. Abbiamo visto portieri sui treni, nei tribunali, nelle Amministrazioni pubbliche e in musei a rischio terrorismo: qualche portiere a fare sorveglianza notturna, come pare propugnare la sentenza, non ci dovrebbe fare più effetto. Anche perchè, per una sentenza che dice questo, centomila dicono il contrario. Ma forse, invece, è ora di dire qualcosa. La parola, quindi, a Bastian Contrario (e grazie di esistere…)

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Sorveglianza notturna ai portieri (ma non era esclusiva delle guardie giurate?)

Una sentenza che farà discutere: con pronuncia n. 6194 del 13 Ottobre 2020 il Consiglio di Stato apre il lavoro notturno agli addetti alla reception e ai portieri perché – recita il disposto – non è l’orario di svolgimento del servizio, bensì la tipologia di obiettivo (sensibile o con speciali esigenze di sicurezza) a rendere necessario l’utilizzo di guardie giurate. Ma il lavoro notturno non era un’esclusiva delle guardie giurate a prescindere? A colpo d’occhio pare un abbaglio, dal momento che il punto 3.b.1 dell’allegato D del DM 269/2010, che impone l’utilizzo di guardie giurate in orario notturno, è collocato sì nel paragrafo che tratta gli obiettivi sensibili, ma si applica in linea generale, recitando: “ferme restando le definizioni sopra indicate nonché le previsioni dell’art.256 bis del Regolamento d’esecuzione, è affidata alle gpg la custodia dei beni immobili e dei beni mobili in essi contenuti durante l’orario notturno o di chiusura al pubblico”. In soldoni: la vigilanza di notte spetta alle gpg. Una svista, dunque?

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DPCM 4 novembre 2020: tu di che colore sei?

Arieccoci in lockdown. Moderato, soft e da modulare – regione per regione e nel tempo, con verifiche settimanali – sulla base della variazione degli indici di rischio, ma pur sempre di lockdown si parla. E ancora una volta ne fanno le spese ristorazione, entertainment, eventi: tutti settori nei quali operano gli addetti ai servizi di controllo, ad oggi esclusi dal Decreto Ristori e che hanno protestato in Piazza del Popolo a Roma. Urge dunque un rapido correttivo, peraltro già richiesto per altri versi dalle Regioni soprattutto delle fasce rosse, dove anche molti negozi saranno costretti alla serrata.  Il DPCM 4 Novembre divide infatti l’Italia in zone rosse (rischio elevato), arancioni (rischio intermedio) e gialle (rischio ridotto). Poiché dalla classificazione di una regione in una fascia piuttosto che in un’altra scaturisce un sensibile inasprimento delle restrizioni, i 21 indici utilizzati per operare le valutazioni sanitarie hanno generato un acceso dibattito tra Governo e Regioni: uno dei punti di caduta è che sia varato un rapido “provvedimento ristori bis”. Ma vediamo intanto il contenuto del DPCM.

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Secondo lockdown, trasporto valori e livello di servizio: la committenza terrà conto dell’emergenza?

trasporto-euroSe si dovesse ripresentare una situazione analoga a quella di Marzo, potrebbe essere difficile rispettare le severissime penali in capo ai trasportatori di valori per servizi non eseguiti in maniera assolutamente conforme. L’ABI è pronta a sollevare la questione presso le banche associate, ma sulle penali non dichiara di non avere potere di intervento. Che dire? Facciamo un passo indietro. Durante le fasi più delicate del lockdown, l’ABI ha accolto la richiesta delle associazioni del settore vigilanza privata e trasporto valori di sospendere l’applicazione delle severe penali previste in caso di mancato rispetto dei livelli di servizio contrattualizzati tra banche o Poste Italiane e i propri fornitori di servizi di trasporto e contazione di valori. Con il tempo, ed a fronte della progressiva ripresa delle attività produttive, era stato però possibile superare la configurazione emergenziale e tornare ad una prestazione dei servizi bilateralmente concordata.

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Guardie giurate all’estero: è ora di analizzare le proposte di legge?

Dopo Parigi, Nizza. Non bastava il lockdown a mettere la Francia in ginocchio: il ritorno del terrore legato all’estremismo islamico fa tremare il paese. E con esso le imprese che vi operano, anche quelle italiane con sede in Francia, che – come tutte le imprese operative all’estero – hanno la responsabilità penale di proteggere il proprio personale (duty of care). Purtroppo per proteggere le imprese italiane all’estero (ma anche i nostri compound militari in terra straniera), le imprese italiane devono rivolgersi a dei security contractor stranieri perché da noi manca la norma per svolgere questi servizi, fatti salvi quelli antipirateria. Eppure in Commissione Difesa della Camera pendono due proposte di legge ancora da calendarizzare per impiegare le guardie giurate all’estero, ovviamente solo in attività accessorie a quelle svolte dai militari. Forse è tempo di prenderle in esame?

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