Perrotta morto sul lavoro: bodycam e nuove qualifiche per gli addetti ai controlli?

12 Ago 2026

di Ilaria Garaffoni

I TG l’hanno chiamato bodyguard, buttafuori, guardia giurata, vigilantes. Antonio Perrotta era un addetto ai servizi di controllo ed è morto dopo un brutale pestaggio in un locale. Mentre spetta agli inquirenti accertare la dinamica, un punto è chiaro: Perrotta non è morto in una rissa o per un incidente, è morto sul lavoro. È un rischio accettabile? Se lo chiede – e ce lo chiede – AISS, Associazione Italiana Sicurezza Sussidiaria, che avanza due proposte.

Il caso di Perrotta, avverte AISS, è il segnale di un settore che lavora in prima linea senza tutele adeguate. Gli addetti ai servizi di controllo gestiscono flussi, capienza, conflitti, ingressi. Il legislatore li ha riconosciuti con un elenco prefettizio, formazione obbligatoria e requisiti stringenti perché svolgono funzioni di interesse pubblico. Ma se li aggredisci, aggredisci dei cittadini comuni.

AISS chiede quindi che gli addetti iscritti all’elenco prefettizio vengano equiparati, sul piano delle tutele, a chi svolge un servizio di interesse pubblico. In pratica: chi li aggredisce deve rispondere come se avesse colpito una guardia giurata, uno steward o un infermiere. Tutti incaricati di Pubblico Servizio.

AISS propone anche l’uso di bodycam attivabili solo durante gli interventi: abbassano la tensione, scoraggiano le aggressioni e forniscono prove giudiziarie. Ovviamente con regole chiare: uso limitato, conservazione breve, accesso ai filmati solo alle autorità, informativa al pubblico e nessun riconoscimento biometrico.

Scarica il comunicato AISS

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