Il porto abusivo d’armi è un reato grave e per dimostrarlo un pezzo di carta non basta. Lo ha stabilito la Cassazione, annullando la condanna di una guardia giurata e del suo istituto. Il fatto? Presso un depuratore comunale era stato affidato un servizio di vigilanza privata armata ad una GPG con il porto d’armi scaduto.
Lavoratore e azienda sono stati condannati nei primi gradi di giudizio sulla base sull’ordine di servizio e sulla fattura emessa dall’istituto di vigilanza. Ma per la Cassazione quei documenti dimostrano solo che il servizio era stato programmato e fatturato, non che sia stato effettivamente svolto da quella guardia giurata e che la stessa abbia indossato l’arma in quel contesto. Non essendo stati fatti specifici controlli in merito, non esistevano prove di rilevanza penale.
In sintesi: non bastano presunzioni o documenti amministrativi per dimostrare il reato.















