Presente e futuro della vigilanza privata secondo EUROPOL

30 Gen 2024

di Ilaria Garaffoni

Severa selezione del personale per controllare obiettivi ad alto rischio, mezzi tecnici all’avanguardia e la qualità del servizio come obiettivo costante, a garanzia dell’utenza e del personale. Questa è la carta d’identità di EUROPOL Reggio Calabria. Una realtà che si occupa di vigilanza privata e che da sempre combatte contro i noti fenomeni di abusivismo e concorrenza sleale. Ne abbiamo parlato con Giuseppe Pizzichemi, Amministratore Delegato di EUROPOL srl.

Ci può descrivere in 10 righe la sua azienda?

L’Istituto di Vigilanza EUROPOL S.r.l. si colloca nel settore dei servizi di Vigilanza privata e sicurezza, ha sede a Reggio Calabria ed opera nell’intera Regione. La sua organizzazione è all’avanguardia per professionalità, mezzi, uomini e tecnologie. In particolare l’azienda si è differenziata nella vigilanza tradizionale per aver operato, anzitutto, una severa selezione del personale, addestrandolo a controllare obiettivi “ad alto rischio”, e per aver aggiornato i mezzi tecnici, adeguandoli alle esigenze della Società. L’obiettivo primario è raggiungere e mantenere un’alta qualità di servizio per garantire l’utenza e il personale. Il Cliente è il nostro punto di riferimento: affidabilità, trasparenza e lealtà sono i nostri principi cardine sia per l’attività esterna che per quella interna.

Rispetto al secondo semestre 2022, nei primi 6 mesi del 2023 Format Research rileva un generale aumento dei ricavi nel settore: è vero?

Il periodo post pandemia ha determinato, in generale, un aumento dei ricavi nel settore che sta progressivamente aumentando. Tale incremento però, almeno nel nostro caso, non è “strutturato”, ma derivante dallo svolgimento di servizi perlopiù occasionali. Un impulso in tal senso potrà venire dall’impiego delle risorse del PNRR, strumento fondamentale per l’intero paese.

Com’è cambiata la domanda negli ultimi anni? Cosa vede nel futuro del settore?

Bisogna fare una netta distinzione tra i servizi nell’ambito pubblico e privato.
Per il pubblico non è cambiato molto: si continua ancora a richiedere per lo più il tradizionale servizio di vigilanza con piantonamento fisso, magari affiancato all’impiego di tecnologie a supporto del servizio stesso (videosorveglianza, allarmi, ecc).
Per il privato, invece, negli ultimi anni, specie con riferimento alle imprese di grandi dimensioni, si è assistito ad un vero e proprio “cambio di tendenza”: la tecnologia sta quasi interamente sostituendo la figura della guardia giurata, che presto diventerà solo una figura di “gestione” degli impianti. Gli Istituti di Vigilanza dovranno avere la capacità di “cavalcare” tale cambiamento, che sta coinvolgendo tutti i settori merceologici, adeguando le proprie aziende sia in termini tecnologici che di flessibilità ai cambiamenti. L’Intelligenza artificiale giocherà, a mio avviso, un ruolo fondamentale in tale processo.

Quanto incide il problema contrattuale sulle dinamiche di mercato?

Stiamo parlando di problemi che affliggono il settore ormai da diversi anni. Il DM 269/2010, almeno nelle intenzioni, doveva porre un freno alla concorrenza spesso “sleale” delle imprese che svolgono servizi fiduciari. Se da un lato, però, tale DM è servito ad armonizzare il settore dei servizi di vigilanza (inserendo regole certe, specie con riferimento alle struttura di cui devono dotarsi gli Istituti), dall’altro nulla è cambiato. Gli enti pubblici continuano infatti a bandire appalti per servizi con personale disarmato e senza qualifica di GPG anche per servizi che, come disciplinati dallo stesso DM, richiederebbero l’impiego obbligatorio di GPG e quindi di Istituti di Vigilanza Privata. Il protrarsi delle trattative per il rinnovo del CCNL di categoria ha inoltre “svilito” la figura della GPG, troppo spesso rilegata ad un ruolo marginale e senza un riconoscimento di professionalità.

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