Il 2026 si apre con due assalti ai blindati sulla A14, il 5 e 7 gennaio. Il primo vicino a Chieti, il secondo nel Foggiano. Stesso copione: esplosivi, fumogeni e chiodi, auto e camion in fiamme, far west in autostrada e il commando in fuga. Due riflessioni, anzi tre. I criminali affinano le tecniche (esplosivo più che armi da taglio), velocizzano le operazioni e si muovono anche per bottini relativamente modesti. Ma quel che più angoscia è l’assoluta noncuranza per la vita di chi con il trasporto valori ci campa. Persone dietro equipaggi che, per Francesco Alongi (Radio Vigilanza), dovrebbero essere ampliati e addestrati in modo specifico e certificati all’uso dell’arma in contesti operativi complessi. Persone dietro equipaggi che dovrebbero essere protette, secondo il nostro Bastiancontrario, con misure d’emergenza, come si è fatto per il terrorismo e il contrabbando: qui o si muove lo Stato, o i criminali avranno sempre più esplosivo, più mezzi, più uomini… e sempre meno scrupoli.
Trasporto valori: un inizio d’anno col botto
di Bastiancontrario
Il nuovo anno neanche è iniziato e siamo già a parlare di rapine ai portavalori, grazie (si fa per dire) alle rapine del 5 e del 7 scorsi, in provincia di Chieti e di Foggia. Se il mio unico lettore conservasse gli articoli (spero per la sua salute mentale di no!), ne troverebbe almeno un paio in cui abbiamo affrontato il problema delle rapine ai furgoni del trasporto valori, della difficoltà delle aziende, del continuo pericolo cui sono esposti gli operatori e i cittadini, dell’inazione del Ministero dell’interno.
E sì, perché al netto della violenza di questi gruppi criminali, dei tentativi degli istituti di trovare mezzi e tecnologie che possano resistere agli attacchi, dei costi diventati astronomici (basti pensare al premio annuale delle polizze) e non compensati adeguatamente dalle tariffe, della difficoltà a trovare personale, dell’atteggiamento non sempre collaborativo di Bankitalia, Poste e istituti di credito, al netto di tutto questo dicevo, quello che spicca per la sua assenza (ricordate Nanni Moretti delmi si nota di più se non vengo o se vengo e sto in disparte) è il Ministero dell’interno che non solo è l’autorità tutoria (cito) della vigilanza privata, ma soprattutto è l’autorità di pubblica sicurezza!
Ora, quello che è chiaro a tutti oramai è che non siamo di fronte ad un “semplice” problema di criminalità, ma ad una vera emergenza di sicurezza nazionale. Attacchi continui (gli ultimi tre in meno di un mese), di una violenza inaudita, che bloccano arterie vitali per ore quando non per giorni, che coinvolgono i cittadini inermi, che mettono a rischio la vita delle guardie giurate,
che rendono difficile la circolazione del contante con tutto quello che questo significa (bancomat vuoti, supermercati bloccati, pensioni non pagate, ecc.), che rendono sempre più difficile alle aziende continuare ad assicurare il servizio, non vi sembrano un’emergenza nazionale? A me sì.
E ad un’emergenza si risponde con misure d’emergenza, come è stato fatto, per esempio, per la lotta al terrorismo o al contrabbando (peraltro molto attivo nelle zone dove ora si concentrano gli attacchi ai portavalori). Non servono riunioni, con cadenza nella migliore delle ipotesi semestrale, nelle quali non si riesce mai a raggiungere il benché minimo risultato concreto. E’ stato sin troppo facile, per anni, dire che il problema erano gli istituti e la loro (presunta) inadeguatezza.
Oggi le aziende sono sane, i mezzi efficienti, le tecnologie aggiornate, gli operatori preparati, ma il problema è diventato pressante e incontrollabile. La verità è che c’è una parte del territorio patrio in cui si è specializzato un “sistema” dedito alle rapine ai portavalori al quale non si può rispondere con più armi o con mezzi più grandi. Loro, i criminali, avranno sempre più armi, più esplosivo, più mezzi, più uomini e meno scrupoli.
E’ un problema strutturale e come tale va affrontato dallo Stato, non dalla vigilanza privata. La quale, ad un certo punto, potrà solo fermarsi e non assicurare più i servizi di trasporto valori.
E a quel punto il Paese si ferma. E sì, veramente un anno iniziato col botto.

















