Piani di evacuazione che lasciano indietro le persone con disabilità. Precauzioni di travel security che ignorano la complessità di genere. Turni della vigilanza privata che non considerano le barriere culturali. Oggi chi fa security deve gestire un’utenza dai bisogni assolutamente eterogenei. Se i temi DEI (Diversity, Equity, Inclusion) e il Disability Management sono rimasti a lungo ai margini del dibattito nel settore sicurezza, oggi sono i bandi di gara a richiedere queste competenze. Certificate. Meglio cominciare a formarsi.
La security deve parlare il linguaggio dell’ inclusione
Paolo Furlan, Avvocato e CTO di San Giorgio Formazione
La sicurezza privata è stata a lungo percepita come un mondo a sé, regolato da procedure, turni e protocolli operativi pressoché impermeabili alle trasformazioni della società.
Eppure la stessa vigilanza, come gli addetti alla security e alla reception, opera negli snodi più delicati e complessi della vita sociale: aeroporti, porti, stazioni ferroviarie, centri commerciali, ospedali. Tutti luoghi crocevia di un’utenza sempre più eterogenea per età, provenienza, abilità, genere e bisogni. In questi contesti l’operatore di sicurezza non è più soltanto un presidio fisico: è spesso il primo punto di contatto con il pubblico, la prima interfaccia umana capace di orientare, rassicurare, gestire situazioni delicate. E se il mondo che entra ed esce da un aeroporto o da un ospedale è cambiato, deve di necessità cambiare anche il profilo professionale di chi ne presidia la sicurezza.
Mercato, norme e clienti: tre spinte convergenti
Il cambiamento professionale è tra l’altro accelerato da tre fenomeni che si rafforzano tra loro.
La prima spinta è normativa: settori come quello aeroportuale, portuale e dei trasporti sono sempre più soggetti a disposizioni che richiedono personale formato sulla gestione dell’utenza fragile, sulla mobilità delle persone con disabilità e sull’accessibilità dei servizi.
La seconda è di mercato: le aziende committenti — dalle grandi infrastrutture di trasporto alla distribuzione, dalla sanità alla logistica — hanno al proprio interno organici sempre più eterogenei e si aspettano fornitori di sicurezza capaci di parlare lo stesso linguaggio di inclusione che esse stesse adottano nelle proprie politiche aziendali.
La terza, forse la più significativa per chi opera nel settore, è quella dei bandi di gara. È ormai una tendenza consolidata trovare, tra i requisiti di partecipazione o tra i criteri premianti, la richiesta esplicita di percorsi formativi certificati su temi come disability management, diversity & inclusion e mobility management. Chi non possiede questo bagaglio di competenze rischia di restare fuori dal mercato, indipendentemente dalla qualità dei servizi erogati.
Formazione certificata UNI
Per rispondere a queste necessità, San Giorgio Formazione ha strutturato una linea di corsi dedicati a Disability Manager, Diversity and Inclusion Manager e Mobility Manager, tutti con certificazione secondo norma UNI. Non si tratta di iniziative isolate, ma di un percorso coerente pensato per rispondere in modo strutturato alla domanda di competenze che il mercato — e le stazioni appaltanti — stanno esprimendo con sempre maggiore chiarezza.
Il primo corso di Disability Manager con certificazione UNI si è concluso con una partecipazione non solo di operatori tecnici, ma anche di tanti imprenditori della vigilanza, a testimoniare un interesse che parte già dai vertici delle organizzazioni. La proattività e sensibilità mostrate dal gruppo racconta un settore ben più pronto ad aggiornarsi di quanto si possa pensare.
Il valore aggiunto del corpo docente
Un elemento che distingue l’approccio San Giorgio è la composizione del corpo docente. Grazie alla rete di formatori costruita nel tempo e al know-how della dirigenza aziendale, le lezioni sono affidate a professionisti esperti provenienti da ambiti e settori differenti tra loro. Questa eterogeneità, unita a un’elevata professionalità, genera quella che si può definire una virtuosa contaminazione di competenze: prospettive diverse che si incontrano in aula e che favoriscono tanto la crescita individuale dei partecipanti quanto quella delle organizzazioni di appartenenza. Non lezioni frontali e standardizzate, dunque, ma un confronto reale tra sguardi disciplinari differenti che arricchisce il percorso formativo.
Un format che funziona
I corsi seguono un modello ben collaudato: 40 ore di formazione, con una giornata finale in presenza dedicata alla preparazione all’esame di certificazione, ospitata in sedi di pregio. L’intera gestione organizzativa è curata direttamente da San Giorgio, in un format all inclusive pensato per togliere ogni pensiero logistico ai partecipanti. Lo stesso modello che ha portato al successo il Corso per Security Manager giunto alla X edizione. La scelta dell’incontro in presenza, in un momento in cui la formazione a distanza è diventata la norma, si conferma capace di generare relazioni professionali solide, oltre a competenze certificate.














