Vigilanza Privata: l’istinto salva più delle procedure

16 Feb 2026

di Ilaria Garaffoni

C’è un aspetto poco considerato della tragica vicenda all’Esselunga di Bergamo, dove una bambina di un anno e mezzo ha rischiato il rapimento (e ci ha rimesso un femore). Oltre alla feroce resistenza di una madre che si vede strappare di mano la figlia, e oltre all’intervento di alcuni clienti (l’Italia s’è desta), anche una guardia giurata è stata determinante nel bloccare il malvivente. Questo si dice e si legge poco, come si è detto e letto poco del rischio che quotidianamente corre chi fa trasporto valori, mentre si è detto e letto tantissimo dell’assolutamente fondamentale (ma non esclusivo) ruolo e rischio per le forze dell’ordine. In sostanza ci sono vittime ed eroi di serie a e di serie b. E la vigilanza privata gioca in seconda squadra.

Ma contro ogni logica e corso di formazione, contro ogni pregiudizio e rischio di finire in galera per aver fermato un crimine, in casi di necessità prevale l’istinto. Prevale il senso umano del bene e del male.

Ecco, sarebbe giusto circondare questo istinto primario di un adeguato contorno giuridico di tutela. Il Decreto Sicurezza fa un passettino avanti inasprendo le pene per rapine violente, anche con uso di armi o esplosivi, operate da gruppi organizzati ai danni dei furgoni portavalori (e di altre categorie particolarmente esposte). Bene. Aspettiamo ora che venga resa più efficace anche la prevenzione – che nel trasporto valori significa intelligence sul territorio e lotta al crimine organizzato. Perché di quello si parla. Scusate la digressione.

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