Nel fantabosco della vigilanza privata e dei servizi fiduciari succede che i clienti chiedono sempre più sicurezza, ma le imprese rinunciano agli appalti perché non hanno personale da impiegare. Altro che “mancanza di vocazione”: contro la narrazione che vorrebbe riportare i lavoratori dalla fabbrica al piantonamento e al trasporto valori con le campagne motivazionali, il punto è uno ed è semplicissimo. Non si fa nozze con i fichi secchi.
Oggi ce lo ricorda Fesica Confsal, ma lo dicono e lo pensano tutti: con questi stipendi non si possono attrarre candidati a fare un lavoro faticoso, rischioso e poco gratificante.
Ed è vero che oggi le imprese faticano a ribaltare gli aumenti sulla clientela ed è vero che da relativamente poco tempo è stato rinnovato il CCNL. Ma è altrettanto vero che per otto anni il costo del lavoro è rimasto inchiodato ai tavoli del rinnovo e il settore ha fatto spallucce finché gli ha fatto comodo. Quando si costruisce un modello di business sulla stabilità artificiale dei costi, non ci si può poi stupire se il nodo alla fine viene al pettine.
Né ci si può stupire se, nonostante gli aumenti del CCNL, nessuno vuole più fare la guardia giurata o peggio il fiduciario. Inflazione alle stelle, turni pesanti, responsabilità sempre più grandi condite da assalti verbali e fisici. Come uscire dal pantano?
Con meno appelli al senso del dovere e più soldi in busta paga.
E bene che il decreto “salario giusto” preveda che, se un CCNL non viene rinnovato entro nove mesi dalla scadenza, le retribuzioni vengono automaticamente adeguate.
Vigilanza privata: vittima del suo modello di business?

di Ilaria Garaffoni













