Abusivismo, CCNL, riforme: alla vigilanza privata servono controlli, non leggi

Ancora una volta si accendono i riflettori sulla vigilanza privata per un fatto di sangue. E mentre il giusto rispetto cala sulle persone colpite dalla tragedia ad Ardea, a noi spetta chiederci se si poteva evitare. Del resto, siamo tutti maestri nell’esercizio dell’”avremmo potuto fare”. E spesso (dalla cronaca alla politica, ai settori economici) la risposta è “serve una legge” (oppure “è sbagliato il sistema” – che è uguale perché per cambiare un sistema in uno stato di diritto occorre cambiare le leggi). Peccato che, aumentando le leggi, aumentino solo gli oneri per le imprese e quindi per i lavoratori. Ma soprattutto si rendono nei fatti inapplicabili le leggi stesse, per la consueta mancanza di controlli. In questo paese è assodato che le criticità non si risolvono creando nuove norme o inasprendo le pene, ma rendendo efficiente il meccanismo di controllo.

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Discoteche tra green pass, silenzio del Governo e abusivismo: in ginocchio anche la security

Dopo quasi due anni di stop forzato, il 25 giugno il Comitato Tecnico Scientifico ha dettato la linea per riaprire le discoteche e locali da ballo. Ma a distanza di 20 giorni (cruciali per una stagione estiva già compromessa), tutto tace. Nel frattempo milioni di ragazzi ballano e festeggiano ovunque, senza controlli, né protocolli anti Covid. Ma il mondo dell’entertainment (servizi di sicurezza inclusi) non ci sta: serve subito una data per ripartire, perchè le discoteche e i locali da ballo, garantendo l’accesso con il green pass, possono essere veri presidi di sicurezza. Questo si è detto ad un incontro straordinario al quale hanno partecipato tutte le sigle del settore facenti capo a SILB-FIPE-Confcommercio, Assointrattenimento-Confindustria e Fiepet-Confesercenti Settore Intrattenimento, e la maggioranza delle sigle dell’indotto – tra le quali AISS-Sicurezza Sussidiaria, SILS, A.DJ.

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Vigilanza Privata: guardie giurate e armi in un sistema che non funziona

Quando ad uccidere è un uomo morto, ma prima ancora un sistema inceppato. Si è visto ad Ardea, dove un uomo ha ucciso un anziano, due bambini e se stesso con l’arma del padre, guardia giurata deceduta un anno prima. E’ successo perché le GPG sono proprietarie dell’arma di servizio: quando cessa il rapporto di lavoro perdono il porto d’armi, ma l’arma resta in casa loro – con tutti i rischi connessi. Se poi qualcosa si inceppa nella notifica del decesso alle forze dell’ordine o, peggio ancora, se si sorvola sui controlli rispetto a persone con disturbi psichici, la frittata è fatta. Ma una soluzione c’è ed è già prevista da norme del nostro stesso settore: cosa manca dunque? La volontà di cambiare, diremmo. Ce ne parla il nostro anonimo ma non meno fumantino Bastiancontrario.

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Ricollocare i militari congedati come guardie giurate antipirateria?

Suggestiva cerimonia, con tanto di picchetto in alta uniforme dei Lancieri di Montebello, per la sottoscrizione della convenzione tra il Segretariato Generale della Difesa e Federsicurezza – Federazione Nazionale della Vigilanza e Sicurezza, che apre le porte a processi più rapidi di ricollocazione per i volontari congedati senza demerito all’interno del circuito lavorativo della vigilanza e sicurezza privata, soprattutto per mansioni altamente specializzate. 

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