Riforma Tulps

Da un regio decreto del 1931 ai giorni d’oggi. Storia di una riforma che dura da oltre 70 anni.
Sottoponi alla redazione le tue proposte editoriali: vogliamo sentire la tua voce obliqua.
ATTENZIONE: per dar corso alle numerose richieste che ci pervengono dai lettori, ci occorrono le generalità del mittente e l’Istituto/Agenzia di appartenenza. Ovviamente non verranno divulgate (è una norma precauzionale contro perditempo e richieste fasulle): www.vigilanzaprivataonline.com si impegna sempre a garantire l’anonimato di chi fa sentire la propria voce.

a volte ritornano

Ciò che è uscito dalla porta è rientrato dalla finestra. Non è possibile che i Questori, anche con le nuove regole e i conseguenti ammodernamenti tecnici e tecnologici, continuino a porre sulle spalle degli istituti di vigilanza prescrizioni ai regolamenti interni con drammatici risvolti economici“.

Queste le parole di Marco Stratta, Segretario dell’ANIVP, di fronte alle prescrizioni imposte dal Questore di Milano in un regolamento di servizio di vigilanza. Prescrizioni più onerose di quanto già previsto, a livello nazionale, dal DM 269/2010.

Un esempio? Il Questore di Milano ha introdotto una prescrizione,  valida per tutti i territori dove si è autorizzati ad operare, per la quale i servizi su allarmi in orari notturni debbano essere svolti sempre con due guardie giurate. Questo mentre il DM capacità tecnica ne prevede una sola – ma armata, con giubbotto antiproiettile e torcia, e comunque abilitata a richiedere rinforzi in centrale e ad attendere l’arrivo del collega o delle forze dell’ordine in caso di necessità. Continua a leggere

Mancano 10 giorni alla piena entrata in vigore del DM 269/2010 e sono ancora tante le perplessità e le difficoltà attuative per gli operatori della vigilanza privata. Oltre ai già segnalati problemi legati alla sfera finanziaria del decreto, ci occupiamo oggi degli adeguamenti tecnologici, ed in particolare di quanto prescritto dall’Allegato E, punto C del decreto sulla capacità tecnica (clicca sotto per scaricarlo).

La norma prevede, in caso di centrale operativa avanzata, che l’istituto di vigilanza debba assicurare l’operatività di almeno due canali bidirezionali. Una faccenda più complicata a farsi che a scriversi, visto che di fatto, impone uno sdoppiamento completo: dalla concessione di una nuova frequenza, al raddoppio di tutta la linea fisica (postazioni, ponti radio, ecc). Con costi esagerati, manco a dirlo. Continua a leggere

fightclub

Credevamo di avere toccato il fondo, invece la vigilanza privata continua a sorprendere per il suo straordinario talento nel farsi del male del sola.
La puntata di oggi si gira direttamente al Fight Club: siamo al tutti contro tutti, senza esclusione di colpi. Occhio al naso, gente. La rinoplastica non è mai stata a buon mercato. Continua a leggere

Highlander

Mentre il Governo serve un simpatico assist allo sviluppo dei collegamenti di vigilanza privata nel mercato residenziale, indicato dagli analisti come molto promettente (non foss’altro perchè tuttora inesplorato), il DM capacità tecnica continua a scatenare polemiche.

Nell’occhio del ciclone è adesso la questione delle cauzioni e delle relative polizze fidejussorie, ritenute di difficile reperimento a causa della mutata situazione finanziaria del paese rispetto alla stesura del DM.
La questione, portata già ad aprile all’attenzione del ministero dell’Interno da parte dell’ANIVP , non riguarda, come può apparire, le sole piccole e medie imprese, ma anche quelle parecchio dimensionate.
Gira voce che un robusto istituto sia finito addirittura alle isole Cayman per trovare la necessaria copertura assicurativa… Continua a leggere

ROMA – I controlli sulle imprese procedono a tamburo battente.
Mancano del resto tre mesi (di cui due estivi) allo scadere della deadline imposta agli Istituti di vigilanza privata per l’adeguamento al DM 269/2010.
Lo rammenta l’Assiv, ribadendo la propria soddisfazione per l’avvio del monitoraggio del settore da parte di Prefetture e Questure. Un ciclo di controlli salutato con particolare favore, perchè è evidente che se alla riforma non corrisponderà un adeguato sistema di verifiche, il decreto capacità tecnica potrebbe finire, paradossalmente, per favorire le imprese che operano ai limiti della legalità. Continua a leggere

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