Si è parlato di andamento del mercato della vigilanza privata e di business emergenti, si è parlato della necessità di dialogare e di integrare ma soprattutto si è parlato di attualità, di difficoltà di interlocuzione con il Ministero dell’Interno e dei suoi effetti nefandi. Questa la sintesi del convegno organizzato da Federsicurezza presso la Fiera SICUREZZA lo scorso 13 Novembre.

Si è in primo luogo riflettuto sul termine di “filiera”, che nel comparto sicurezza privata è sempre risultato indigesto, sia in termini di contratto di lavoro, sia sui tavoli istituzionali e tecnici. E’ però proprio l’integrazione (tra tecnologie e uomini, sicurezza pubblica e privata, armata e disarmata, fisica e logica, security e safety) il fil rouge delle industrie di settore più fiorenti, anche se il nostro piccolo mondo antico sembra esserne ancora lontano.

Il Rapporto FederSicurezza 2019 mostra del resto un settore italiano in affanno, strangolato da costi di esercizio insostenibili, appalti – anche pubblici – aggiudicati a prezzi inferiori ai minimi tabellari e prezzi che scendono in picchiata, anche grazie ad un uso disinvolto del portierato.

Ma in Italia c’è anche chi ha le idee chiare per marginalizzare: la travel security ad esempio è un business di grande interesse. Ovviamente non è per tutti, né può essere completamente operata dalle aziende nostrane (costrette a subappaltare la parte dei contractor), ma è sfidante e dà soddisfazioni.
E c’è anche chi lavora bene, pur in una selva di legislazione della negazione, nel settore disarmato, che cuba numeri e soddisfa la richiesta di integrazione elevata dalle stesse stazioni appaltanti.
Cosa manca allora alle imprese italiane?

“Il prodotto Italia è eccellente, ma manca un sistema Italia a supportarlo” – risponde Luigi Gabriele, Presidente di Federsicurezza. “Così succede che aziende italiane virtuose siano costrette a subappaltare remunerative parti di un’attività che saprebbero fare benissimo da sé, se solo la legge lo permettesse. E così succede che un business, più che fiorente all’estero, in Italia sia fonte di confusione e sospetto – come accade per una security disarmata basata solo su leggi del diniego. E così succede che, quando ancora troppe aziende di vigilanza privata operano indisturbate senza una certificazione che sarebbe cogente, il Dipartimento di Pubblica Sicurezza non trova nulla di più urgente da fare se non partorire una circolare sul lavoro autonomo delle guardie giurate. Questo è il frutto di un comparto che di integrato, purtroppo, non ha nulla, soprattutto nel dialogo”.

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