Vigilanza Tecnologica

Rubrica che tratta, con l’aiuto di esperti, temi di matrice tecnologica che hanno attinenza con il mondo della vigilanza privata, del trasporto valori e delle investigazioni private.
Sei un esperto di tecnologie per il settore? Sottoponi alla redazione i tuoi articoli tecnici: vogliamo far sentire anche la tua voce obliqua.
ATTENZIONE: per dar corso alle numerose richieste che ci pervengono dai lettori, ci occorrono le generalità del mittente e l’Istituto/Agenzia di appartenenza. Ovviamente non verranno divulgate (è una norma precauzionale contro perditempo e richieste fasulle): www.vigilanzaprivataonline.com si impegna sempre a garantire l’anonimato di chi fa sentire la propria voce.

TOP25_ILADopo tante indagini sul calo di marginalità della vigilanza privata, vediamo come se la passano i cugini ricchi della security tecnologica dando una sbirciata ai loro bilanci.
A giudicare dalla seconda edizione della Italian Security Leaders Top 25 stilata dalla rivista a&s Italy, in collaborazione con l’analista finanziario KF Economics, le cose non vanno affatto male.
In prima battuta, è vero, emerge un calo dei ricavi rispetto all’ottimo 2011, ma si tratta di un valore limitato, che invero consacra la tenuta del comparto tecnologico della sicurezza, soprattutto se si guarda alla marginalità.
Insomma, anche nell’austerity del 2012, le industrie che producono, distribuiscono e integrano sistemi di sicurezza hanno vantato performance e redditività di tutto rispetto. E anche nel 2012 ha trovato conferma il principio che “essere generalisti non sempre paga”: presentarsi come “specialisti” sembra essere la chiave per capitalizzare al meglio il know-how. Questo dovrebbe far riflettere anche chi nella vigilanza ha scelto di investire in tecnologie.
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Giulio Lucci SIPROLa vigilanza privata è in crisi: si legge ormai in tutte le analisi di settore.
Ma non sarà una crisi delle idee, più che una crisi congiunturale? Questo spiegherebbe la gara tra le Associazioni per trovare nuove aree di business dove gli Istituti possano rosicchiare marginalità più interessanti. C’è chi pensa a rinforzare la vigilanza tradizionale aprendo ad aree finora tabù, come le carceri o il bodyguarding, e c’è chi pensa che occorre spostare decisamente il baricentro sulla tecnologia. Curiosamente si tratta proprio della stessa azienda che, nel lontano 1996, aveva presentato al ministero dell’Interno il primo progetto di guardie giurate nelle carceri: il Gruppo Sipro.
Ne parliamo con Giulio Iucci, business development e marketing Manager del gruppo. Continua a leggere

Fabio-Poli SIRIO

La vigilanza privata è ad un bivio: deve scegliere se vuole cominciare a crescere o se intende restare piccola ed essere presto o tardi cannibalizzata dai grandi gruppi del facility management, della logistica e dei produttori di centrali di monitoraggio e sistemi d’allarme. Per Fabio Poli, Direttore Generale del Gruppo Sirio, il futuro del settore sta nel miglioramento dei servizi in remoto. Purchè siano di qualità. Continua a leggere

veicolo-geolacalizzato

Molto spesso aziende e relativo management ignorano i profili normativi propedeutici ad una corretta e lecita installazione di un sistema di localizzazione satellitare. E’ quello che è successo all’ANAS S.p.A., che il 7 marzo scorso è stata oggetto di un provvedimento dell’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali (clicca qui per leggerlo). Il Garante ha in tal sede dichiarato illeciti i trattamenti di dati personali realizzati attraverso una tecnologia costituita, tra l’altro, da un sistema di geolocalizzazione su veicoli aziendali, che consentiva il controllo a distanza dell’attività lavorativa.
Abbiamo chiesto in materia un approfondimento all’Avv. Marco Soffientini, Coordinatore del Comitato Scientifico di Federprivacy. Continua a leggere

teleallarme

Gli Istituti di Vigilanza Privata non sono operatori della comunicazione elettronica, quindi non devono essere autorizzati ex art .25 del Codice delle Comunicazioni Elettroniche per offrire servizi di televigilanza.
Lo conferma FederSicurezza, che lo scorso 27 maggio ha avuto un incontro presso il Ministero dello Sviluppo Economico – Dipartimento per le Comunicazioni – Div. I, allo scopo di verificare se gli Istituti di Vigilanza debbano essere titolari di un’autorizzazione generale (ex art. 25 del Codice delle Comunicazioni Elettroniche) con specifico riferimento all’attività di teleallarme e localizzazione satellitare svolta mediante reti di tipo GSM/GPRS/UMTS, con SIM card messa a disposizione dall’Istituto. Continua a leggere

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