CCNL Vigilanza Privata: urge ricomporre il tavolo

by | 26 Lug 2011 | Vigilanza in Tv

Intervista a Marco Stratta, Segretario Generale ANIVP

Il tavolo si è fermato sulla disciplina dei portieri, la parte datoriale si è divisa, è successo di tutto. Ma perché non volete regolamentare i portieri all’interno del CCNL della vigilanza privata?

Non si tratta di avere diverse “visioni del mondo”: è una mera questione di opportunità da dare alle aziende che operano nel comparto della vigilanza privata. I portieri sono disciplinati già da una pletora di contratti: a nostro giudizio, inserire le figure disarmate all’interno del CCNL della vigilanza privata rischia di portare fuori mercato le aziende che operano con questi servizi. E, considerato che è impossibile che i portieri trovino all’interno del CCNL della vigilanza privata una disciplina più concorrenziale rispetto alle altre forme già regolate, un inserimento di queste figure nell’articolato della vigilanza non potrebbe che portare difficoltà e crisi.

Aggiungo che il nostro settore ha una disciplina di secondo livello territoriale ampiamente diffusa (con i relativi costi), quindi, inserendo la disciplina delle figure disarmate all’interno del contratto sulla vigilanza privata, ci si porterebbe dietro anche la contrattazione territoriale…cosa che i contratti ai quali ora ci si riferisce, invece, non hanno.

In sintesi: non si tratta di una frattura politica, ma semplicemente di non tirarsi la zappa sui piedi da soli.

…che è un po’ quello che dice l’UGL, che non vuole una declaratoria delle figure disarmate all’interno del CCNL sulla vigilanza privata. Ma allora l’UGL sta dalla vostra parte, non da quella dell’ASSIV, come è stato riportato…

UGL ha sottoscritto un contratto che disciplina alcune figure estremamente periferiche rispetto alla vigilanza privata (ad esclusione degli investigatori e degli informatori commerciali, che rientrano nell’alveo dell’art.134 TULPS), quindi non vedo che interesse potrebbe avere a regolamentare all’interno del CCNL della vigilanza privata delle figure che già sono disciplinate in un contratto da loro sottoscritto. Mi viene da pensare che si tratti di un’interpretazione forse troppo affrettata, da parte di qualche media, delle dichiarazioni rese da UGL.

Per restare in tema di informazione, nelle ultime settimane alcuni media del settore hanno mostrato una particolare acredine verso le posizioni di Federsicurezza e questo certamente non aiuta nella composizione della vicenda, vale la pena di ricordarlo.

Finora abbiamo chiarito cosa viene in tasca ai datori di lavoro dal fatto di mantenere il portierato fuori dal CCNL della vigilanza privata. E le guardie giurate che aspettano un rinnovo da 30 mesi, cosa ci guadagnano?

Per loro non cambierebbe di fatto nulla. A parte il fatto che disciplinare i portieri nello stesso contratto delle gpg sarebbe un po’ come dire all’utenza, soprattutto a quella d’appalto (quindi pubblica), che queste due figure viaggiano su un binario non uguale, ma del tutto equiparato. Il timore è che si possano in qualche modo legittimare le stazioni appaltanti nell’elaborazione di capitolati di gara che riducano sempre di più la presenza della vigilanza privata.

Finora lei ha parlato di un tavolo di negoziazione: ma le trattative proseguono sì o no?

Il tavolo sta andando avanti, anche perché alcune date erano state calendarizzate prima che ASSIV e la Cooperazione abbandonassero il tavolo. E poi, parliamoci chiaro: non sono certo Federsicurezza o le Associazioni che la compongono ad aver rotto il tavolo o creato fratture insanabili. Noi ci siamo sempre dichiarati disponibili a definire il CCNL della vigilanza privata. Certo sono state fatte anche altre considerazioni, ma il tavolo della vigilanza privata è stato da noi sempre presidiato e lo sarà fino in fondo.

Quindi il tavolo prosegue attualmente con Federsicurezza e i tre sindacati confederali. Ma se il tavolo dovesse proseguire in questa formula monca, potrebbe comunque portare ad un rinnovo, anche in assenza di parti importanti della negoziazione?

Un tavolo monco fa male al settore, anche solo per una questione di gestione (pensiamo solo all’EBINVIP). Il tavolo si è rotto non a seguito di un confronto diretto, ma per una serie di considerazioni riportate indirettamente, e in parte malamente: il primo passo sarebbe quindi quello di sedersi a un tavolo e trovare i chiarimenti necessari. ANIVP, per parte sua, auspica una rapida ricomposizione del tavolo, fermo restando che se i sindacati vorranno proseguire anche con questa composizione, naturalmente non ci tireremo indietro.

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