Vigilanza privata: in saldo anche i servizi antipirateria?

Storie di ordinaria pirateria. Oggi il nostro anonimo e fumantino Bastiancontrario si dedica ad un tema specifico (i servizi di sicurezza antipirateria) per allargarsi ad un tema fin troppo generale (il costo della qualità). Il soggetto è un armatore, che chiede di affidare i servizi antipirateria ad un istituto di vigilanza privata non italiano perchè gli operatori nazionali avrebbero, causa Covid, troppe difficoltà a raggiungere le sedi di servizio. Vero che a pensare male si fa peccato, ma non sarà per caso che le nostre imprese costano un filino di più dei colleghi stranieri? Chiedo per un’amica. E miracolosamente qualcuno risponde: oltre alla lettera di Bastiancontrario, troverete infatti anche una replica di parte associativa, visto che in questa vicenda pure le associazioni giocano un ruolo.

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Pirateria marittima: le guardie giurate proteggono la nave ma non l’equipaggio?

Con il rapimento di 130 membri di equipaggio in 22 diversi incidenti (il 95% dei rapimenti di equipaggi in tutto il mondo nel 2020), il Golfo di Guinea si conferma area ad alto rischio pirateria marittima. E tuttavia difficoltà burocratiche e normative rendono particolarmente complesso svolgere dei servizi di sicurezza efficaci, anche perchè il nonsense della norma italiana impedisce alle guardie giurate di proteggere la persona fisica, con il surreale paradosso di poter restare a guardia della nave ma non anche del suo equipaggio. Urge un accordo tra Governo italiano e Stati costieri per la permanenza delle guardie armate a bordo delle navi, almeno fino al limite delle acque internazionali, chiedono gli esperti. Questi i contenuti del webinar targato FederSicurezza “Focus sul Golfo di Guinea per le compagnie di sicurezza private italiane”, trasmesso in streaming YouTube lo scorso 9 aprile.

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Addetti all’antipirateria che non lavorano e portierati agli Uffizi: vigilanza privata allo sbando

Colpi di calore!” è il nuovo contributo che ci ha inviato il nostro anonimo, polemico e affilato autore noto come Bastiancontrario. E chi sarebbe la vittima di non uno, bensì due colpi di calore? Il primo è il Ministero dell’Interno, che nonostante una calura africana che farebbe perdere la testa anche alla più assennata delle Amministrazioni, ha perso l’ennesima occasione per fare qualcosa a favore del comparto vigilanza privata. O almeno per tacere. Parliamo del fatto che dal 1 luglio chi non ha sostenuto l’esame (esame non praticabile causa Covid e sul quale si attendevano linee guida per le certificazioni mai arrivate) non potrà più operare servizi antipirateria. Una proroga del D.L. 107/2011 pareva brutta? Il secondo colpo di calore si deve invece al Ministero dei beni culturali, che ha emanato un bando di gara per il controllo degli accessi degli Uffizi che comprende anche portierati e reception. E bentornati al Medioevo nell’analisi delle distinzioni tra vigilanza privata e servizi fiduciari. A voi giudicare.

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Vigilanza e sicurezza privata: le dimensioni (a volte) contano

A forza di ripeterci che nella botte piccola sta il vino buono, che la nostra forza sta nella dimensione familiare, ed altre simili consolazioni (inventate spesso per nascondere il complesso della volpe e l’uva) abbiamo finito per crederci, alimentando questa Lilliput che è il mondo della vigilanza e sicurezza privata in  Italia. Questo il quadro: il maggiore gruppo italiano è lontano anni luce dai grandi gruppi spagnoli, svedesi e inglesi; le grandi aziende si contano sulle dita delle mani; ogni giorno nascono piccoli istituti (molti destinati a vita breve, ma capaci comunque di danneggiare il mercato con prezzi consentiti solo da un’infima qualità); aziende di medie dimensioni che non riescono a crescere e sono spesso costrette al ridimensionamento. Queste le premesse di un intervento – polemico? Potete scommetterci – del nostro Bastiancontrario. Il titolo parla da sè: Le dimensioni (a volte) contano.

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La sicurezza privata ai tempi del Coronavirus: intervista a Sicuritalia, leader in Italia

Che impatto sta avendo l’emergenza sanitaria sul mercato della sicurezza privata? Quali sono le committenze che risultano più colpite? Stanno nascendo servizi specifici o applicativi nuovi per fronteggiare l’emergenza? L’abbiamo chiesto al primo player del settore, che opera trasversalmente su diverse aree di servizio (dalla security nei siti ad alta criticità al pulimento, dalla travel alla cyber security) e che rappresenta la realtà numero uno in Italia per dimensione, tasso di sviluppo e solidità economico-finanziaria con ricavi per 650 milioni di euro, 15.000 dipendenti e 100.000 clienti all’attivo.
La parola a Lorenzo Manca, Amministratore Delegato e proprietario di Sicuritalia.

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