Vigilanza privata e capacità tecnica: domande e risposte

capacità tecnica

Se ne parla da anni, ma in Italia ci si muove all’ultimo momento, non è una novità. Fatto sta che dopo il 16 marzo (entrata in vigore del DM sulla capacità tecnica, rappresentato nella grafica in caratteri horror) si è scatenato il panico. In redazione giungono continue richieste di chiarimenti – soprattutto da parte di imprenditori della vigilanza privata, ma anche da parte delle guardie giuratesu come affrontare gli adeguamenti richiesti.
Si tratta di un decreto articolato e complesso, che coinvolge diverse aree d’intervento – non tutte purtroppo coperte dalla nostra sfera consulenziale diretta. Ci siamo quindi rivolti ad un consulente specializzato (Annamaria Domenici, Presidente di SicurServizi – braccio formativo e consulenziale di Federsicurezza), per chiarire almeno i punti essenziali, quelle che gli inglesi chiamano FAQ.

Da parte degli imprenditori, quali sono le perplessità che registrate più frequentemente per l’adeguamento al DM c.d. capacità tecnica?

La prima perplessità riguarda il titolo di studio (diploma di scuola media superiore), che non tutti hanno. Superato questo scoglio, il vero problema è calare le nuove norme, che comportano interventi anche importanti, nella propria azienda, nel territorio di riferimento e nei servizi che l’istituto svolge di preferenza. Sotto questo profilo appaiono particolarmente problematiche le questioni relative alle unificazioni delle licenze, alla ridefinizione dell’ambito territoriale e del numero di guardie, ma anche quelle che ineriscono il capitale sociale minimo o l’assicurazione obbligatoria.

Del resto ci sono aree, come i già citati requisiti formativi, dove il ministero sembra aver fatto il passo più lungo della gamba. Mi riferisco proprio alla previsione di titoli per l’accesso alla licenza del 134 che allo stato non esistono…il tutto mentre il countdown per l’adeguamento ahinoi è già scattato…che fare?

A parte il requisito del diploma, per quel che concerne i corsi di formazione mi risulta che il Ministero stia già lavorando. Ma non si può certo aspettare che le soluzioni piovano dall’alto, magari extra termine. Noi (ma anche altre strutture formative e, soprattutto, le Università) stiamo mettendo a punto una partnership con la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” per dar vita ad un corso per non laureati che sia abilitante ai sensi del DM sulla capacità tecnica. L’avvio del corso è previsto per settembre, quindi saremmo perfettamente in termini.

Nell’immediato, cosa può fare un operatore che si trovi ad essere inadempiente?

Ritengo indispensabile che le aziende procedano ad un’analisi dell’esistente, al fine di capire quanta strada debbano percorrere per raggiungere i limiti fissati dal decreto. Vorrei precisare che limiti e paletti imposti dal DM non sono validi universalmente, ma vanno calibrati su ogni singola azienda, in base alla sua organizzazione, alla diffusione territoriale ed alla tipologia di servizi che essa presta e che intenderà prestare nel prossimo, medio o remoto futuro. La novità e la complessità delle disposizioni del decreto 269 richiede, a parer mio, che questa operazione di analisi preventiva e di progettazione venga svolta da soggetti che compendiano le diverse professionalità necessarie per realizzare una disamina esaustiva di tutti gli aspetti applicativi del DM 269/2010. SicurServizi, coadiuvata da partnership con aziende di primaria importanza, offre consulenze ad ampio spettro.

Alcuni ritengono che il DM sulla capacità tecnica, lungi dal promuovere la qualità, sarà solo l’ennesimo balzello per le imprese. Eppure Sicurservizi, già in tempi non sospetti, aveva monitorato i fabbisogni formativi del comparto, rilevando una forte necessità di aggiornamento, a partire dai livelli professionali più alti, per scendere a cascata su tutti gli altri livelli operativi. Il DM, nelle intenzioni, sembra andare in questa direzione. Ma secondo lei, ad adeguamento completato, la qualità delle imprese e quindi dei servizi crescerà o no?

La necessità dell’implementazione della qualità dei servizi credo fosse evidente a tutti, addetti ai lavori e non. L’auspicio è che le nuove norme producano – dopo la fase transitoria ed il fisiologico adattamento – un reale miglioramento nella qualità dei servizi resi, nella qualità del lavoro delle guardie ed anche, ultimo ma non ultimo, benefici economici per le imprese e per i lavoratori.