Ex buttafuori: AISS chiede modifiche alla legge 94/2009

21 Feb 2013

di Ilaria Garaffoni

buttafuoriLa crisi che ha colpito il sistema paese affonda le radici in una congiuntura devastante sul piano globale e richiederà soluzioni a lungo termine che, nell’ipotesi migliore, ci consegneranno un mondo irreversibilmente diverso. Ma la crisi che sta funestando il comparto della sicurezza nei luoghi di pubblico spettacolo non trova origine nello spread, nell’alta finanza e nei massimi sistemi: gran parte dei problemi degli ex buttafuori dipende dalle “lacune di una legge incapace di intercettare e regolamentare le effettive esigenze del settore”. Questa la denuncia di Franco Cecconi, Presidente dell’Associazione Italiana Sicurezza Sussidiaria. Da qui la scelta di chiedere delle modifiche normative.La prima richiesta dell’AISS al legislatore è di modificare l’attribuzione del Pin (il cartellino) agli operatori della sicurezza. La lentezza nell’attribuzione del numero prefettizio, unita alla discrezionalità delle autorità, ha infatti generato l’assurda situazione per la quale il lavoro c’è, ma ogni venerdì e sabato sera migliaia di addetti alla security non possono entrare in servizio, pur avendone i requisiti, perchè non hanno il cartellino.

“E’ quindi essenziale che la legge consenta di iniziare a lavorare già dal momento della presentazione della domanda, ovviamente dopo che l’operatore abbia superato l’esame del corso di formazione e dopo che abbia presentato le certificazioni richieste” – prosegue Cecconi.

L’AISS chiede inoltre trasparenza sui requisiti richiesti dal Ministero, dal momento che “appare davvero poco utile diniegare l’autorizzazione a seguito di una semplice segnalazione”.
Forse non è un caso che tantissimi casi di diniego, una volta sottoposti al TAR con ricorso, siano poi stati rigettati.

In seconda battuta l’AISS richiede il riconoscimento di incaricato di pubblico servizio per dare dignità professionale ad un settore per anni nemmeno considerato dal legislatore.

Si richiede infine l’inizio dei controlli amministrativi per porre fine al “dilagante abusivismo provocato dalle storture di una legge, la 94/2009, il cui unico pregio è quello di aver riconosciuto un settore che ha vissuto per decenni nell’ombra” – conclude Cecconi.

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