danger?Nonostante svolgano compiti diversi, i servizi fiduciari, altrimenti detti “sicurezza non armata”, “portierato”, “accoglienza”, stanno pian piano sostituendo le Guardie Particolari Giurate in molti settori, ad iniziare dall’antitaccheggio nei supermercati e centri commerciali. Ma partiamo dall’inizio.
La sostanza delle G.P.G.
Dal 2008 le Guardie Giurate ai sensi dell’articolo 138 del TULPS sono considerate “incaricati di pubblico servizio”, come le maestre, gli infermieri ospedalieri, gli autisti dei bus pubblici. La qualifica giuridica loro assegnata però rimane lettera morta, in quanto la stragrande maggioranza non ha la minima idea di cosa voglia dire e di quali siano i poteri e le limitazioni di questa figura, più che sufficiente per il lavoro da svolgere. In tantissimi, invece, aspirano allo status di “pubblico ufficiale”, come se servisse loro il potere autoritativo e certificativo tipico della funzione che, laddove indispensabile (ad es. nel controllo dei biglietti del trasporto pubblico urbano di alcune province della Lombardia), è garantito da apposita legge regionale.

Dov’è la formazione?
Il più grande problema delle Guardie Giurate è proprio la quasi totale mancanza di formazione che, non assicurando loro una sicurezza operativo-giuridica personale, nel loro quotidiano lavoro, le frustra. Non sapere come intervenire nei casi quotidiani, li spinge a non fare o a chiamare le forze di polizia anche per piccole problematiche, provocando due problemi ulteriori: il primo la percezione diffusa che non servono a nulla; secondo, il ricorso alla forza pubblica quando il problema potrebbe essere da loro efficacemente gestito.
Di questa situazione le Guardie Giurate hanno solo una porzione della colpa (potrebbero studiare per conto loro): la parte del leone la fanno alcuni sindacati che non pretendono una vera formazione e molti istituti di vigilanza che, tesi al massimo risparmio, “inventano” corsi che esistono solo sulla carta. E’ il caso di corsi DM 154 dove i docenti a buon mercato non rilasciano materiale di studio, degli “aggiornamenti” fatti firmare ma mai forniti, di quelli inviati via mail: una decina di pagine del regolamento di servizio spedito, ogni anno, ai singoli dipendenti. Chi spende poco o nulla nella formazione si nota nei corsi che prevedono un esame presso la Prefettura, come quello per la sicurezza sussidiaria (DM154), in cui, irrimediabilmente, la percentuale di respinti è imbarazzante. Ci sono altri corsi utili a vincere appalti, come quelli sulla “scena del crimine” o “antiterrorismo” che si sostanziano nella visione di filmati con un docente (quasi mai un vero esperto e mai certificato) che “Crime Scene Investigation” l’ha visto solo in tv o un terrorista l’ha studiato su Youtube.
Minore è la formazione delle G.P.G., minore diventa la loro efficacia operativa e di conseguenza, più facile una loro sostituzione da parte di altri.

Un nuovo “nemico”
Nella desolazione della professionalità, le Guardie Giurate hanno un nuovo nemico: gli addetti ai servizi di portierato e accoglienza clienti.
Privati cittadini a cui viene messa una “quasi divisa” ma che, non essendo autorizzati ed armati dal Prefetto, non hanno bisogno di alcuna formazione (tranne antincendio, primo soccorso etc.) per fare, sostanzialmente, quello che fanno le Guardie Giurate. Anzi l’unico corso che dovrebbero fare sul “falso documentale”, per non far entrare gente con documenti contraffatti in luoghi sensibili, non lo fa nessuno.

“La mia qualifica da contratto è “addetto ai servizi di portierato con mansioni di controllo accessi e di assistenza alla clientela” all’interno di un supermercato. In pratica però svolgo anche e soprattutto compiti di videosorveglianza e antitaccheggio, con tutto ciò che comporta. ll contratto è part-time (30 ore settimanali) per uno stipendio lordo mensile pari a circa 650 euro” – scrive un addetto all’accoglienza in un blog. Proprio in questo sta la “truffa”: le guardie giurate devono avere delle caratteristiche personali ben precise, sono sottoposte all’autorità del Prefetto che le nomina e del Questore che le disciplina, gli addetti non armati, no. Un addetto non armato non può, in accordo con la legge, in alcun modo, prestare la sua opera di “vigilanza o custodia delle proprietà mobiliari od immobiliari” (ex art 133 e 134 TULPS), non può intervenire su intrusioni, sui reati e sui comportamenti molesti (all’interno del luogo vigilato) con le tutele (e le possibilità) dell’incaricato di pubblico servizio, con esclusione ovviamente di competenze di mera difesa passiva tipiche dei portieri, come: il controllo degli accessi, di un impianto d’allarme, di un parcheggio o il controllo di guasti.

I compiti del servizio fiduciario devono essere ben delineati contrattualmente col cliente. I suoi obbiettivi lavorativi non devono essere riconducili ad azioni o interventi che hanno l’obiettivo di garantire la custodia e la vigilanza privata, che è tipica invece delle G.P.G. e la reazione (se non quella estemporanea di legittima difesa, garantita a chiunque). In pratica, questo tipo di addetto preme bottoni, alza sbarre, controlla i presidi antincendio, apre e chiude. Non sarebbe scorretto affermare che: non esiste una “security non armata”: o è Guardia Giurata o è una “security” inefficace ed in qualche modo illegittima. Da qualche tempo, invece, nei supermercati e nei negozi si vede di tutto: gente vestita in “abiti civili” con un cartellino che fa la “sicurezza”, portieri che fanno anche  “antitaccheggio” nei grandi magazzini (che, seppur previsto dalle “Disposizioni operative per l’attuazione del Decreto Ministeriale 1.12.2010, nr.269, in materia di capacità tecnica e qualità dei servizi degli istituti di vigilanza ed investigazione privata” del Ministero dell’Interno, è da intendersi quale “attività preventiva volta ad evitare la sottrazione e/o il danneggiamento di beni esposti alla pubblica fede”, ma fuori da questa previsione, non rientra nelle competenze della security non armata). In caso di reato consumato, la security non armata, al contrario delle G.P.G., non ha alcuna strategia operativa giuridicamente accettabile di fermare l’aggressore.

Discorso simile vale per gli investigatori privati, responsabili solo di “indagini in ambito commerciale, richieste dal titolare dell’esercizio commerciale, ovvero dal legale rappresentante o da procuratori speciali a ciò delegati volta all’individuazione ed all’accertamento delle cause che determinano, anche a livello contabile, gli ammanchi e le differenze inventariali nel settore commerciale, anche mediante la raccolta di informazioni reperite direttamente presso i locali del committente”, senza alcun potere (se non concesso dall’avente diritto) di controllare la merce in uscita dalle linee del supermercato, come invece si vede fare spesso.
Nonostante la poca efficacia nella sicurezza reale, la sicurezza non armata si sta facendo largo, salvo poi dover recedere: è emblematico il caso di Trenord e della Regione Lombardia che misero sui vagoni ferroviari delle persone senza titolo, con divisa e pettorina verde, a protezione di passeggeri, impiegati e mezzi. Anche in alcuni Tribunali e infrastrutture energetiche sono presenti servizi fiduciari in luogo delle Guardie Giurata in aperta violazione dell’art 256 bis del TULPS.
Il motivo è semplice: assumere personale che somiglia ad una guardia giurata, ma non è guardia giurata, fa risparmiare.

Il prezzo
Ci sono aziende che riescono a proporre servizi di “pseudo sicurezza” (compresa la tutela personale) a costi di mercato bassissimi utilizzando la “vigilanza non armata”, retribuita con tariffe orarie vicine allo sfruttamento. Le tariffe a cui vengono offerte le prestazioni di questi “operatori” si aggirano intorno alle 8-10 euro uomo/ora, rispetto ad una figura professionale riconosciuta come la Guardia Particolare Giurata offerta, sul mercato, tra le 17 e le 22 euro uomo/ora.
I clienti terzi, in questo modo, pur garantendo all’incirca la stessa “sicurezza percepita” grazie alla presenza di “qualcuno” in uniforme, abbattono la sicurezza reale, scegliendo figure professionali non idonee ai servizi richiesti e pretendendo, spesso, da questi ultimi, attività tipiche delle guardie particolari, quali gli interventi su allarme o la vigilanza dove c’è molto contante. Le disposizioni di cui all’art. 256 bis del TULPS vengono spesso aggirate inserendo una G.P.G. armata in un gruppo di personale non armato.
Fino a che le Forze di Polizia non riconosceranno appieno che le G.P.G. hanno degli obblighi (es. obbligo di denuncia per i reati procedibili d’ufficio), delle tutele (es. quelle riconosciute dagli art. 336 e 337 del C.P.), delle facoltà (es. art. 652 CP) e le Questure, tramite le articolazioni della Polizia Amministrativa, non interverranno con decisione rispetto alla mancanza di formazione, alla formazione inutile (compresi quei corsi che formano bodyguard, attività esclusiva delle forze di polizia) e alla concorrenza sleale delle società di portierato e addetti all’accoglienza, che vengono “venduti” a terzi come “security”, alcuni imprenditori poco onesti continueranno a prosperare e le Guardie Giurate saranno sempre considerate il fanalino di coda della società.
Talmente ultimi che i giovani più colti preferiscono un posto come “fiduciario”, rispetto alla G.P.G., nonostante sia pagato meno e almeno sulla carta, sia meno professionalizzante.

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