Importante svolta per l’ultimo incontro del tavolo interassociativo della security disarmata, che l’11 febbraio scorso aveva dato vita al primo Patto Italiano per la Sicurezza Non Armata.
Nel meeting romano del 20 marzo le Associazioni AISS, ANISI, AOSIS, CONFSICUREZZA, FEDERPOL e PIU’SERVIZI hanno formalizzato la nascita di una Confederazione che si faccia portavoce degli interessi rappresentati dal Patto Italiano per la Sicurezza Non Armata. Con due obiettivi primari: coagulare le istanze di riforma normativa da presentare al decisore politico e dare contestualmente vita ad una piattaforma contrattuale unitaria che disciplini, in maniera puntuale, adeguata al comparto e dignitosa per i lavoratori, l’intero settore della security disarmata (portierati e receptionist, addetti al controllo – “ex buttafuori”, steward, investigatori privati, etc).

Il Patto Italiano per la Sicurezza Non Armata fa sul serio.
Al ritmo di un incontro al mese, che conferma l’impegno delle Associazioni aderenti, la compagine interassociativa che rappresenta la security disarmata consolida i propri obiettivi e preme sull’acceleratore dell’operatività. Il 20 marzo a Roma si è infatti registrato un essenziale punto di svolta sia sul fonte istituzionale, sia sul fronte contrattuale.

In primo luogo è stato impresso al tavolo uno stigma istituzionale con la costituzione di una Confederazione che coaguli e formalizzi gli impegni assunti dalle Associazioni componenti il Patto: AISS, ANISI, AOSIS, CONFSICUREZZA, FEDERPOL, PIU’SERVIZI e FEDERSICUREZZA in qualità di osservatore. Tale Confederazione presenterà natura trasversale di secondo livello: sarà quindi “altra” rispetto alle realtà confederali già rappresentate dalle sigle che compongono il tavolo, a garanzia di imparzialità e di equidistanza operativa.

Ma la svolta è arrivata soprattutto sul fronte operativo, con la scelta di procedere all’immediata elaborazione di una piattaforma contrattuale a base unitaria che assommi il meglio di ciascun contratto di lavoro dedicato agli operatori del comparto sicurezza disarmata. L’intento è quello di definire regole certe a maggior tutela degli operatori e delle aziende che operano con serietà sul mercato, quindi di far emergere il settore dalle nebbie dell’abusivismo e dallo stesso concetto di area grigia che l’ha perimetrato per anni.
Sul tavolo di lavoro verranno quindi esaminate e messe a fattor comune le prerogative del CCNL Multiservizi (siglato da LEGACOOP, CONFCOOPERATIVE, AGCI, FISE e CONFAPI assieme a FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL, UILTUCS UIL), del contratto S.A.F.I. (Servizi Ausiliari, Fiduciari e Integrati – siglato da ANISI, PIU’SERVIZI, ANIVP SERVIZI, FEDERSICUREZZA assieme a UILTUCS UIL), del CCNL per i dipendenti di agenzie di Sicurezza Sussidiaria non armata e degli Istituti Investigativi (siglato da AISS assieme a FEDERTERZIARIO ed UGL SICUREZZA) e del CCNL per i dipendenti degli Istituti Investigativi privati e di agenzie di Sicurezza Sussidiaria (siglato da FEDERPOL assieme a FESICA CONFSAL).

Sono stati quindi nominati due Comitati a composizione paritetica: uno dedicato alla riforma normativa e uno alla materia contrattuale giuslavoristica.
I due tavoli lavoreranno in parallelo per produrre, di concerto e in tempi brevissimi, delle regole eque – scritte da tecnici per tecnici – capaci di governare il settore sia sul fronte contrattuale (con uno strumento unico per gli operatori della sicurezza non armata), sia sul fronte strettamente normativo (con un elenco di istanze di riforma da rappresentare al ministero dell’Interno). Istanze la cui valenza sarebbe ovviamente rafforzata dal peso specifico generato dall’alleanza confederale e dalla sua maggiore rappresentatività nel campo dei servizi di sicurezza non armata.

A spingere sull’acceleratore della parte contrattualistica, a latere, un rinnovo contrattuale della vigilanza privata che regola anche gli operatori fiduciari, peraltro a condizioni economiche molto discutibili.
“L’art. 36 della Costituzione pone, quale principio fondante del nostro ordinamento, che il lavoratore abbia diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro e sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa. Come si coniuga tale principio con una tariffa oraria netta di € 3,00, che moltiplicata per 160 ore mensili vuole dire uno stipendio netto di € 480,00”? – si domanda Roberto Gobbi (Federpol).

Gli fa eco Franco Cecconi (AISS): “Firmare un CCNL peggiorativo per i lavoratori non dovrebbe essere possibile, invece è accaduto con il CCNL per dipendenti da istituti e imprese di Vigilanza Privata e Servizi Fiduciari, siglato da FILCAMS, FISASCAT e UGL assieme ad ASSIV, LEGACOOP, FEDERLAVORO, AGCI e ora esteso anche ad ASSVIGILANZA, ANIVP e UNIV. Per il trattamento dei servizi fiduciari, vi sono tutti gli estremi per l’impugnazione. Per far rinascere l’economia occorre costruire un equilibrio tra lavoratori e parte datoriale, non strozzinare gli operatori e la loro dignità”.

Caustico Bruno Fragnito (AOSIS): “Farsi dumping in casa dev’essere prerogativa del nostro settore. E non solo tra sindacati che su tavoli diversi firmano contratti in pejus per i loro lavoratori, ma anche tra associazioni che appartengono allo stesso circuito confederale, visto che AOSIS/FISE appartiene a Confindustria tanto quanto ASSIV”.

Certo è curioso che a sottolineare il problema “salario” sia una Confederazione di rappresentanze datoriali, sottolinea Francesco Pignatelli (Più Servizi): “ricondurre ad unità la situazione contrattuale valorizzerà le specificità delle diverse figure in gioco individuando limiti e confini di ciascun segmento operativo, per evitare che la security disarmata resti quell’area grigia sulla cui deregulation è ormai sempre più conveniente speculare”.

Per Massimiliano Magon (ANISI) “la definizione di un contratto unitario di comparto potrebbe rappresentare un modello di riferimento economico e di tutele minime almeno per i contratti pubblici, proponendosi come riferimento de minimis anche nei confronti dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture”.

Insomma, c’è materia su cui lavorare e ci sono parecchi motivi per portare avanti il lavoro, dal momento che “è la riforma normativa a porre le basi per uno strumento contrattuale equo, moderno e in linea con le più recenti teorie giuslavoristiche sostenute dall’attuale Governo. Ed è questo che richiama l’interesse di Federsicurezza, da sempre attento osservatore dei processi di coagulazione in atto nel comparto sicurezza” – conclude Luigi Gabriele (Federsicurezza).

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