riforma-spugna

Ne parliamo con Piergiulio Petrone,
Vice Presidente FederSicurezza e componente della Delegazione Federale nella Commissione consultiva centrale

Finalmente abbiamo una bozza di decreto sulla capacità  tecnica. E adesso?
Adesso il documento si appresta al consueto iter amministrativo: dal passaggio al Consiglio di Stato per una valutazione complessiva, alla firma del Ministro Roberto Maroni, fino alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Un iter che, stando alle assicurazioni che ci sono state date dall’On. Alfredo Mantovano, non dovrebbe spingersi oltre il mese di luglio.

Se i tempi, poi, si dovessero allungare, il ministero dell’Interno si è impegnato a fornire adeguate linee guida alle Prefetture per evitare che nelle more del Decreto si rilascino licenze ed estensioni senza valutare i requisiti o le capacità come scaturiranno dal Decreto: scongiureremo così le fughe in avanti o le libere interpretazioni.
Il tutto, ovviamente, se il testo verrà confermato dal Consiglio di Stato. Ma mi sento ottimista, visto che la precedente bozza (della quale il documento varato ieri conserva pienamente la matrice) aveva già ottenuto un parere positivo dall’Alto Consesso.

Veniamo ai contenuti del decreto, che sembra segnare un passaggio epocale per il settore.
Ci troviamo davvero ad un giro di boa.
Il testo definisce infatti i requisiti minimi che le aziende devono possedere per poter operare sul mercato, in base all’individuazione del tipo di attività che intendono svolgere (classe A, B, C, D o E in base ai servizi da proporre, che richiedono il coinvolgimento di tipologie professionali diverse); in base all’estensione territoriale che le imprese vogliono coprire (provinciale fino a 300.000 abitanti, provinciale superiore a 300.000 abitanti, ultraprovinciale fino a 3 milioni di abitanti, da 3 a 15 e superiore a 15 milioni di abitanti) e in base al livello di servizi che si intende offrire (fino a 25, fino a 50, fino a 100 e oltre 100 gpg).
In relazione alle categorie individuate (classi di attività, ambito territoriale e livelli di servizio offerti), alle imprese vengono richiesti determinati requisiti minimi qualitativi, che afferiscono alla capacità economico-finanziaria, al corredo tecnologico, alle caratteristiche del progetto organizzativo e gestionale, alla professionalità del titolare/istitore/direttore tecnico, alle certificazioni di regolarità contributiva, ecc.
In sintesi il ministero dice: cara impresa di vigilanza, vuoi offrire servizi, che so, di trasporto valori sul territorio nazionale ma disponi di 5 guardie e nessun blindato? Mi dispiace ma devi essere capace di garantirmi una determinata qualità, altrimenti non posso rilasciarti la licenza. Un meccanismo che dovrebbe sbarrare l’ingresso sul mercato a realtà che sono “fisiologicamente impossibilitate” a fornire servizi di qualità accettabile.

A suo avviso questo sbarramento darà vita ad uno scenario di mercato molto diverso da quello attuale?
A mio avviso potrebbe restare sul mercato meno del 50% delle attuali licenze. Tenendo conto che già oggi molti grandi o medi gruppi stanno accorpando le licenze, con la nuova norma sarà quasi un obbligo procedere in questa direzione, quindi: vuoi per una questione “fisiologica” (concentrazioni, accorpamenti, fusioni ecc.), vuoi per una questione “patologica” (incapacità di disporre di strutture, mezzi o capacità), resteranno sul mercato non più del 50% delle attuali licenze effettivamente operanti  – che sono meno delle licenze rilasciate.
Questa riforma è la prima, vera occasione per fare pulizia in un settore che raramente brilla per trasparenza. Verrà dato un colpo di spugna alle aziende che non corrispondono i contributi previdenziali e assicurativi, che evadono il fisco, che non rispettano i contratti collettivi, che operano in maniera poco chiara. La libera concorrenza si giocherà insomma, forse per la prima volta, su un terreno competitivo sano, regolare, corretto. Si riparte da zero.

Non saranno le guardie a dover ripartire da zero? Come si potrà salvaguardare l’occupazione?
Le imprese che resteranno sul mercato saranno anche le più dimensionate, oltre che le più solide, quindi i livelli occupazionali verranno mantenuti con un assorbimento del personale da parte delle  realtà che opereranno nella nuova scacchiera competitiva.
Inoltre, con la definizione delle attività di esclusiva pertinenza delle guardie particolari giurate, verranno anche recuperati vari spazi operativi che erano stati sottratti alla vigilanza privata ed aperti all’affidamento ad altre figure. Quindi dovrebbero crescere anche le opportunità di business per il settore.

Si riferisce a portieri, steward, buttafuori e tutte le categorie di confine della vigilanza disarmata?
Non proprio. Steward e buttafuori sono regolati con norma diversa ed altri decreti; quello che sarà ridimensionato è invece il mercato delle figure spurie, cioè quegli operatori di sicurezza che fanno attività proprie della vigilanza senza essere né titolari di licenza ex art 134 del TULPS, né attraverso guardie giurate. Per evitare un utilizzo improprio (nonché rischioso) di figure professionali diverse dalle guardie particolari giurate in ambienti che invece manifestano specifiche esigenze di sicurezza, abbiamo delimitato il perimetro delle attività che debbono essere svolte esclusivamente tramite gpg. La definizione degli obiettivi sensibili e dei valori rilevanti (che debbono essere trasportati, scortati e custoditi da operatori di Istituti di Vigilanza) pone la prima barriera ad un uso non strumentale delle figure indefinite di cui sopra, che hanno svilito il settore anche a causa della poca chiarezza sui contratti loro applicati. Queste figure “spurie” hanno portato a delle anomalie che tanti danni hanno fatto e stanno tuttora facendo sul mercato del lavoro. Con la nuova norma queste anomalie dovrebbero scomparire.

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