Mercato, crisi e numeri delle investigazioni private

16 Giu 2011

di Ilaria Garaffoni

federpol-investigatori-privati-intervista

Quanti sono gli investigatori privati in Italia? Quanti operatori vengono impiegati a livello complessivo? Qual è il turn over del mercato di riferimento e quali sono le aree di business più promettenti, nel breve e lungo termine? E qual è stato l’impatto della crisi finanziaria sul comparto delle investigazioni private?
A queste ed altre domande ha risposto Genuario Pellegrino, Presidente di Federpol, che abbiamo intervistato durante il 55esimo congresso nazionale della Federazione Italiana Istituti Investigazioni, Informazioni e sicurezza. (clicca qui per vedere il video)

Partirei dando un quadro del mercato delle investigazioni private in Italia: possiamo avere qualche numero sul settore?

Posso certamente dire che sono state ormai superate le 5000 unità, in termini di soggetti titolari di licenza per istituto di investigazioni private. A livello globale, con un calcolo comprensivo anche dei collaboratori, possiamo vantare un comparto che si aggira sulle 80.000 persone coinvolte.

Come ha reagito il vostro segmento alla crisi che ha colpito un po’ tutti i mercati?

Si è effettivamente registrato anche per noi un momento di defaillance, soprattutto a livello operativo. E’ un deficit tuttora difficilmente valutabile con precisione; non mi sento però di affermare che abbiamo subito un calo di proporzioni preoccupanti.

Al congresso Federpol si è parlato molto di indagini difensive. Ma mediamente, quanta parte del business delle investigazioni è rappresentata da questo tipo di attività?

Allo stato attuale le indagini difensive non rappresentano una fetta decisiva di business, ma noi continuiamo a non sottostimarle, anche perché ci sono delle aperture sempre più ravvicinate da parte del mondo dell’avvocatura. La professionalità che il DM sulla capacità tecnica impone agli investigatori privati ci rende anche meno vulnerabili rispetto a quel pregiudizio o diffidenza che spesso hanno caratterizzato il rapporto investigatori privati/mondo giudiziario. La riforma ci offre ora degli strumenti – comprovabili – per accrescere la nostra professionalità e per acquisire un ruolo sempre più penetrante all’interno del procedimento penale.

Al congresso erano presenti rappresentanze del Ministero dell’Interno centrale e locale, di categorie professionali non sempre amiche (informazioni commerciali, vigilanza privata) e, soprattutto, erano presenti tantissimi soci e tanti nuovi iscritti. Sta rinascendo un sentimento associativo?

Si sta sicuramente rinnovando un sentimento di vicinanza ai sistemi associativi. Ne è testimonianza l’impressionante crescita di adesioni a Federpol degli ultimi tempi, che ci ha portato – e ci porterà ancora – ad aumentare il peso specifico della nostra categoria dinanzi agli interlocutori istituzionali. Certamente la presenza delle autorità tutorie a questo congresso nazionale e il particolare momento normativo che sta vivendo il nostro settore hanno contribuito a questa rinascita d’interesse.
La presenza di altre associazioni di categoria fa invece parte di un progetto politico condiviso, che mi auguro andrà in porto, perché ci sono tutte le condizioni perché ciò avvenga. Le imprese associate ad ANCIC (informazioni commerciali) ci sono sempre state vicine per tipologia di attività, mentre abbiamo avuto modo di conoscere le imprese della vigilanza appartenenti al sistema Federsicurezza nell’esperienza condivisa in commissione consultiva centrale, presso il Viminale. In quel frangente abbiamo constatato che molte esigenze erano comuni, sia sul piano operativo, sia sul piano più squisitamente politico, e su molti punti abbiamo trovato una forte sintonia di pensiero.

 

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