Leandro AbeilleTra le Guardie Particolari Giurate, la conoscenza delle regole che sovraintendono il lavoro rimane tabù per tanti. Ce lo racconta Leandro Abeille, Sociologo, Formatore di Formatori certificato in security, OSCE Certified Law Enforcement Instructor, Istruttore certificato di Maritime Security e nuovo contributore di Vigilanza Privata Online. Ad un sondaggio su un gruppo Facebook di Guardie Giurate, riguardante un agente di PG e di PS che avrebbe potuto chiedere il supporto di una GPG in servizio antirapina di fronte ad una banca, la maggioranza ha infatti risposto che: “non si deve lasciare il posto di servizio per nessuna ragione”. Davvero?Quando è stato fatto notare che esiste una precisa disposizione di cui all’art. 139 TULPS, le risposte sono diventate fantasiose: “non si può abbandonare la banca e il 139 TULPS non può essere applicato”. In molti hanno risposto che avrebbero aspettato l’autorizzazione della loro Centrale Operativa, ma in caso di diniego si sarebbero rifiutati di aderire alla richiesta dell’agente.
Nessuno si è reso conto che rifiutare di aderire ad una richiesta da parte di un ufficiale o agente di PS o di PG  sostanzia un reato contravvenzionale di cui all’art. 140 del TULPS. con l’arresto fino a due anni (e il possibile ritiro del titolo di polizia). Troppo spesso si sente poi parlare di uso o non uso delle manette, di arresti o impossibilità di effettuarli, di armi proprie che diventano “strumenti atti ad offendere”, di legittima difesa che diventerebbe tale solo se “l’altro spara per primo”.

L’incaricato di PS, questo sconosciuto
La figura dell’incaricato di Pubblico Servizio, poi, nonostante sia stata una svolta epocale per la professione, è quella che lascia più fredde le guardie giurate: tutti vogliono diventare pubblici ufficiali. Questa è la tipica rivendicazione di chi non si rende conto dei poteri dell’incaricato di pubblico servizio, il quale è obbligato a denunciare tutti i reati procedibili d’ufficio di cui viene a conoscenza durante o a causa del suo servizio, è protetto nella sua incolumità personale (dagli art. 336 e 337 C.P.) come un qualsiasi agente di polizia o carabiniere e può, in determinate circostanze, richiedere l’aiuto di chiunque, il quale, senza giusto motivo, non può rifiutarsi (art 652 C.P.). Non ha i poteri certificativi e autoritativi dei pubblici ufficiali ma la G.P.G. (tranne casi particolari casi in cui la legge gli riconosce la qualifica) non deve sanzionare amministrativamente o ordinare la rimozione di un manufatto abusivo.
In pratica essere pubblico ufficiale non gli serve a niente.

Colpa di chi?
Non sapere è il frutto di una mancata formazione e la qualità della stessa, che è alla base del lavoro delle G.P.G., è spesso imbarazzante.
Questo dipende principalmente da quattro fattori:

1) Pessima selezione d’ingresso, basata più sulla conoscenza e la “raccomandazione” (che nel privato non ha lo stesso disvalore del pubblico) che non sulle reali competenze iniziali.
Competenze potenziali e non specifiche, tanto a sottolineare la poco valenza dei corsi privati pre-assunzione (a carico dell’aspirante G.P.G. e spesso inutili), che darebbero una preparazione professionale che, invece, deve invece essere fornita da chi assume. Le competenze da prendere in considerazione prima dell’assunzione dovrebbero essere basate sulle capacità psicologiche e culturali del neo assunto, quali: il diploma di scuola media superiore (e perché non la laurea? – fare la G.P.G. è sicuramente più professionalizzante di un call center), la conoscenza della lingua inglese, le abilità relazionali e di comunicazione (in un certo qual modo richiamate dal DM154);

2) Banalità della formazione, affidata a persone non esperte di security, non certificate come formatori (un security manager non necessariamente è un buon formatore), a volte dei veri truffatori che, per pochi euro, certificano una formazione che non fanno o non fanno appieno. Soprattutto la formazione non è misurata, cioè non si analizza se la futura G.P.G. ha davvero appreso quanto gli è stato insegnato;

3) Aggiornamenti inesistenti: troppo spesso le G.P.G. non ricevono aggiornamenti formativi che non siano quelli obbligatori sulle armi o sul DM154.
E’ nei corsi DM 154 che vengono fuori le “ruggini”, con G.P.G. che non hanno mai fatto una formazione adeguata, che non parlano l’inglese, che non conoscono le basi del loro lavoro, perché nessuno gliele ha spiegate o perché non si sono presi la briga di leggersi 4 articoli per conto loro. Quando qualche sparuto istituto di formazione, in 20 ore (teoriche a cui vanno aggiunte 20 pratiche), mette in grado il 75-80% questi lavoratori di passare un esame per DM 154, fa un vero e proprio miracolo.

4) Scarsa competenza delle figure apicali: se possibile queste figure hanno una preparazione peggiore dei neo assunti.
In considerazione del fatto che sono degli “opinion leader”, fanno più danni della mancata formazione. Se un “maresciallo” afferma che dal posto di servizio non ci si muove per nessun motivo, distrugge tutto l’impianto del 139 TULPS (tra l’altro richiamato dal DM269). Se un RLS afferma che un Giubbetto Anti Proiettile è un D.P.I. ai sensi del D.Lgs. 81/08, svilisce l’utilizzo corretto e la funzione dei D.P.I. in funzione della salvaguardia della prevenzione degli incidenti e della salute del lavoratore. Il G.A.P. non è un D.P.I. ai sensi dell’art 74 del D.Lgs richiamato e gli R.L.S. farebbero meglio a richiamare l’attenzione del datore di lavoro su come evitare malattie professionali dei lavoratori derivanti dallo stare 12-13 ore in piedi magari sotto il sole d’estate.
Rimane salvo il fatto che il G.A.P. è uno strumento di autodifesa e deve essere indossato quando previsto.

L’antidoto? La conoscenza
Il settore della sicurezza privata non farà mai un salto di qualità se le G.P.G. non aumenteranno il loro livello di conoscenze.
Non è demagogia pro-formazione, ma l’unico sistema per far raggiungere al settore un livello di accettabilità che passa dall’efficacia degli interventi e arriva fino all’accettazione sociale.
Partendo da quest’ultima, si è spesso sentito i genitori affermare “se non vuol studiare, lo mandiamo a fare la guardia giurata”: in questa affermazione c’è tutto lo sconforto di una categoria che deve crescere, altrimenti le sue condizioni lavorative e contrattuali non miglioreranno in alcun modo.

Sentinella di legalità
La G.P.G. è una sentinella di legalità e non deve aver paura di denunciare i dipendenti pubblici infedeli, come è suo dovere in quanto incaricato di pubblico servizio, non deve aver paura del suo istituto quando impone servizi/capestro, non deve aver paura di segnalare problematiche o nuovi compiti non previsti dalle consegne, non deve aver paura di segnalare alla gazzella dei CC che chi lo ha picchiato deve essere denunciato d’ufficio e non a querela di parte, non deve aver paura di rivendicare i propri diritti previsti dal CCNL o dal D.lgs. 81/08.
La conoscenza è l’antidoto alla paura e solo senza paura si possono rivendicare i diritti.

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