anna-maria-domeniciNorme più adeguate e maggiori controlli, un’Europa più attenta ma anche capace di comprendere le peculiarità del nostro paese, e ancora: più formazione, più idee, più ottimismo, più ammortizzatori sociali, più spirito di squadra e per forza più lobby verso gli interlocutori politici e amministrativi. Questa la top nine di iniziative che Annamaria Domenici ha stilato per rinvigorire il settore della vigilanza privata italiana. Iniziative di cui si farà carico, relativamente alle sue competenze, in qualità di nuovo Segretario Generale dell’UNIV, Unione Nazionale Istituti di Vigilanza.


L’UNIV ha il suo primo segretario generale donna: qual è il suo nuovo ruolo nell’Associazione?

Sono effettivamente la prima donna ad essere stata nominata Segretario Generale in UNIV, benché l’Associazione non abbia mai avuto preclusioni di genere. E’ però forse segno di un nuovo passo, considerato che la vigilanza privata per anni è stato territorio imprenditoriale di quasi esclusivo appannaggio maschile.
Come Segretario, mi farò carico delle competenze di coordinamento dell’attività degli organi statutari, delle Commissioni e degli eventuali Comitati. Sarà di mia competenza anche l’organizzazione degli Uffici dell’Unione e la gestione del relativo personale, oltre all’invio delle convocazioni per le Assemblee Ordinarie e Straordinarie, nonché degli inviti per le riunioni del Comitato Esecutivo, della Commissione Sindacale e del Collegio dei Probiviri. E’ prevista altresì la mia partecipazione alle riunioni, con diritto di esprimere pareri a titolo consultivo, svolgendo anche la funzioni di segretario degli organi collegiali e delle Assemblee Straordinarie ed Ordinarie. In sintesi, spetterà a me garantire la continuità funzionale dell’Unione.

Continuità funzionale che dovrà per forza coniugarsi con l’attività politica dell’organo di rappresentanza. Quali sono i temi caldi sul piatto dell’UNIV?

I temi ai quali è rivolta attualmente l’attenzione dell’UNIV spaziano dal quadro normativo, a quello sindacale e formativo.
Il fronte normativo, benché recentemente novellato dal Ministero dell’Interno, risulta senza dubbio suscettibile di miglioramenti ed affinamenti e l’UNIV non intende stare a guardare ma farsi parte attiva del rinnovamento. Sul fronte sindacale e contrattuale stiamo già predisponendo un’ipotesi di lavoro in previsione della prossima scadenza dell’attuale CCNL nel 2015. Non meno importante la formazione, per la quale stiamo lavorando ad un ambizioso progetto di partenariato con Università ed enti Regionali. Infine si prospettano importanti cambiamenti sul piano interassociativo, dove stiamo ipotizzando un diverso assetto ispirato a criteri di semplificazione e di maggiore incisività rappresentativa.

Cosa serve alla vigilanza privata italiana per riacquistare smalto? Norme più adeguate, più controlli, più ammortizzatori sociali, più spirito di squadra, più ottimismo, più Europa, più formazione, più idee, più lobby…?
Proviamo a costruire una “top nine” delle azioni più urgenti.

Domanda non facile, soprattutto da graduare in ordine di urgenza.
Partirei però dall’adeguamento delle norme, indispensabile per rendere il settore più in linea con le esigenze di cambiamento che pervengono dalla società civile, dalle Istituzioni e dall’evoluzione tecnologica.
Adeguamento cui non può non fare da contraltare un sistema di controlli efficace che renda effettive le previsioni normative, evitando che rimangano mere enunciazioni di principio – ciò che purtroppo è spesso accaduto nella storia del settore. Al terzo posto inserirei l’Europa poiché, in un’epoca caratterizzata da globalizzazione ed in un contesto di consolidamento dell’UE, non si può prescindere da una componente che si è già dimostrata decisiva nell’accelerazione del processo di modernizzazione dell’impianto normativo della vigilanza italiana. Quindi più attenzione dall’Europa ma anche meno “intransigenza burocratica” e più capacità di comprensione dei gangli e dei meccanismi peculiari del nostro sistema paese. Per far sentire la voce dell’impresa italiana in Europa, UNIV – per il tramite di Federsicurezza – aderisce alla Confederation of European Security Services (COESS), che ha tra le sue finalità proprio l’armonizzazione delle normative e dell’organizzazione dei servizi di sicurezza dei Paesi Europei.

E dal quarto posto in poi chi porrebbe nella hit delle iniziative più urgenti?

La formazione, a mio avviso requisito irrinunciabile per una crescita degli operatori della Vigilanza Privata a tutti i livelli e indispensabile per raccogliere le sfide di una società sempre più competitiva ed esigente sul piano della qualità. Ritengo inoltre che un travaso di idee innovatrici e lungimiranti sarebbe altamente funzionale alla realizzazione di progetti proiettati nel futuro: mi aspetterei questo contributo soprattutto dalle nuove generazioni, più capaci di intercettare le tendenze e più duttili nell’assorbire i cambiamenti. Il requisito dell’ottimismo è poi una base che aiuta sempre a guardare avanti, assumendo iniziative coraggiose e riponendo fiducia nelle capacità imprenditoriali delle Aziende e nello spirito di appartenenza dei dipendenti. E non può essere trascurata certamente l’attenzione agli ammortizzatori sociali, strumento fondamentale per la regolamentazione dei rapporti di lavoro e per la soluzione di problematiche particolarmente spinose in fasi di crisi. Porrei infine sullo stesso piano un maggiore spirito di squadra ed una più incisiva azione di lobby, ritenendole del tutto interdipendenti, poiché quanto più si manifestasse compatto, consapevole e condiviso il fronte datoriale, e tanto più incisiva si rivelerebbe l’attività di lobbing.

Su questo fronte, tra gli obiettivi del Presidente Gabriele c’è anche l’istradamento della struttura federale verso un processo di semplificazione. Che ruolo rivestirà la Segreteria Generale in questo delicato passaggio?

Nel confermare l’intendimento del Presidente verso l’avvio di una struttura federale più snella, ritengo la mia azione del tutto complementare, sia nel ridisegnare gli assetti futuri sia nelle attività di raccordo e di sensibilizzazione dei vari attori, sia nella successiva fase di riorganizzazione di un futuro soggetto associativo che, compendiando in sé le varie componenti attualmente frammentate, assuma una struttura “monolitica” con maggiore rappresentatività e quindi maggior forza di penetrazione verso gli interlocutori istituzionali e sociali. In quest’ottica, stiamo già prendendo in seria considerazione l’ipotesi di far confluire Anisi nell’ambito di PiùServizi.

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