Nuovi spazi per la vigilanza privata ma nuove cautele: la ricetta Sicuritalia per la fase 2

29 Apr 2020

di Ilaria Garaffoni

Nel commentare la fase 2, il Premier ha accennato ad una “buona occasione per rimettere a posto ciò che non andava anche prima del Covid19“. Ora, poichè le disfunzioni erano (e sono) infinite, auspichiamo che nella generica allusione fosse inclusa anche l’italica abitudine di non pagare al primo alito di vento. Perchè se un insoluto il 24 aprile può dirsi comprensibile, un insoluto il 24 febbraio è pretestuoso. Serve coesione di filiera per evitare quei cliché che tanto ci stanno danneggiando anche nel negoziato europeo. Su questo tema, come pure sulla fase 2 e sui nuovi spazi di manovra offerti a sicurezza e vigilanza privata, abbiamo sentito il leader di settore: Lorenzo Manca, AD e Presidente del Gruppo Sicuritalia.Dr. Manca, il DPCM 26 aprile, nel regolare la “fase 2”, apre, a suo avviso, nuovi spazi di servizio per le forze di sicurezza privata?

La filiera della sicurezza, essendo fra quelle ritenute essenziali per il funzionamento del Paese, non si è mai fermata. Il Covid19 ha però portato con sé nuove sfide e la necessità di rivedere e riorganizzare i servizi e i prodotti del nostro settore al fine di renderli coerenti col nuovo scenario socio-economico, con il quale non solo dobbiamo interagire, ma che abbiamo anche l’obbligo d’interpretare per orientare al meglio le nostre strategie.

La tanto attesa “fase 2” prevista dal DPCM dello scorso 26 Aprile non è altro che un timido incipit, che ci introduce ad un periodo abbastanza lungo di convivenza con il rischio di contagio.
La chiave di lettura del momento è proprio questa. Oggi le persone e le aziende hanno come principale priorità la minimizzazione del pericolo. È da questo punto di vista che dobbiamo rivedere il nostro rapporto col mercato. È questa la chiave per soddisfare al meglio le esigenze di un cliente o per avviare il rapporto con uno nuovo.

Pensiamo per esempio ad attività di consulenza per le procedure di accesso, per la fruizione degli spazi, per l’analisi dei rischi; oppure, a servizi di controllo della temperatura corporea, di supporto nella regolazione dei flussi di visitatori in maniera coerente con la normativa emanata, di sorveglianza sul rispetto delle procedure aziendali di prevenzione dal contagio; oppure ancora a tecnologie che insieme alla sicurezza inglobano anche caratteristiche di sanificazione degli ambienti. L’interpretazione delle nuove esigenze del mercato è la sfida del momento e le direttrici principali di risposta sono: creatività, tecnologie di supporto e formazione delle risorse umane.

Lato misure economiche, quanto pesano sulla carenza di liquidità delle imprese le cattive abitudini, tipicamente italiche, di chiudere i pagamenti dei fornitori non appena le cose si mettono male, e una burocrazia che non cessa di essere carnivora nemmeno durante un’emergenza epocale?

Il problema principale per il sistema economico è rappresentato dalla carenza di liquidità disponibile. Molto dipenderà da quanto velocemente lo Stato e le banche riusciranno a far arrivare il denaro nelle casse delle aziende. La burocrazia non virtuosa rappresenta un nemico da combattere. Il rischio è di far saltare intere filiere se i tempi non saranno coerenti con le esigenze. Occorrono procedure ed atteggiamenti diversi dagli ordinari da parte del mondo creditizio, al fine di conciliare la valutazione del merito minima indispensabile con la necessità di far sopravvivere le imprese.

Per il nostro settore, al tema della liquidità si somma il rischio di insolvenza causato dalla crisi in cui versano molti segmenti della nostra clientela. Dobbiamo essere attenti e rapidi nel gestire il problema alle prime avvisaglie. Siamo chiamati a sostituirci alle istituzioni, che fanno per mestiere analisi del merito creditizio, per compiere – purtroppo senza strumenti altrettanto validi – scelte coraggiose, in alcuni casi venendo incontro a clienti che riteniamo “sani”, che versano in temporanea situazione di difficoltà o, in altri casi, di fronte ad aziende ormai in default, rescindendo prontamente il rapporto contrattuale. Il medesimo ragionamento vale per i nuovi clienti, nei confronti dei quali è necessario prestare grande attenzione all’analisi della situazione finanziaria, al fine di prevenire il rischio di insolvenza.

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