Sicurezza fisica, logica e intelligence: un convegno Confedersicurezza

In un mondo caratterizzato da digitalizzazione e un’ibridazione della sicurezza fisica e logica che abbraccia le stesse tematiche del conflitto in essere, il 16 Giugno si è tenuto a Roma un convegno innovativo per un settore che, invero, da tempo si è aperto a tematiche di sicurezza cyber. Parliamo della vigilanza privata, o meglio della sicurezza privata: un inquadramento di 100.000 unità che potrebbero aumentare se solo l’autorità tutoria non si limitasse a censurarne e comprimerne mercati e opportunità. Questa la sintesi del convegno “Intelligence e Cybersecurity. La sicurezza nazionale nel contesto di mercato”, organizzato da ConFederSicurezza e sponsorizzato da AXON.
La cyber security fa infatti ormai da tempo parte del carnet di servizi offerti dagli operatori della sicurezza privata più evoluti, come pure le attività altamente tecnologiche e l’antipirateria marittima. Guardie giurate all’estero e difesa della persona sono però tuttora preclusi, ha sottolineato Luigi Gabriele, Presidente di ConFederSicurezza e Servizi. “Più che giusto operare controlli severi sul nostro settore, ma crediamo di meritare anche nuove opportunità che permettano alle imprese di ricercare margine e produrre quella ricchezza che è necessaria a creare occupazione. Difesa della persona fisica, ricchi mercati esteri ad oggi colonizzati da imprese straniere ci sono negati da norme anacronistiche. Per stare sul mercato servono regole uguali per tutti: l’Amministrazione rimuova i limiti che ci rendono poco competitivi sia sul mercato estero che su quello locale e lo Stato si accorga del ruolo chiave che possiamo portare anche nel presidio del territorio: utilizzare le nostre pattuglie, più numerose soprattutto la notte e meglio equipaggiate delle FF.OO., significa in primo luogo non disperdere denaro pubblico”.

Gli ha fatto eco l’On. Enzo Bianco, Presidente del Consiglio Nazionale ANCI ed ex Ministro dell’Interno: “I Comuni ed il Sindaco in particolare sono i primi interlocutori dei cittadini in materia di sicurezza: gli operatori del settore privato – con netti distinguo e confini chiari rispetto alle forze di pubblica sicurezza – sono da considerarsi delle risorse chiave. Sarebbe uno spreco non utilizzarle per condividere informazioni e per svolgere attività integrative e sussidiarie a quelle delle FF.OO. Abbiamo a tal fine attivato una collaborazione con Confedersicurezza e stiamo apprestando un gruppo di lavoro per stendere un protocollo operativo ben definito: la Ministra Lamorgese è già informata”.

L‘On. Luca Squeri ha esteso il tema della collaborazione pubblico-privato anche alla sicurezza cyber, oggetto del convegno: “in Senato ho seguito l’iter legislativo sulla cyber security, per la quale il PNRR mette sul piatto 620 milioni di euro soltanto per difendere la PA. L’agenzia cibernetica nazionale, istituita con DL del 2021, è peraltro aperta anche alle autorità civili: le rappresentanze di categoria potrebbero in quella sede farsi portavoce di interessi privati”.

In tal senso l’Avv. Marco Proietti (Presidente Forum nazionale Professioni) ha aggiunto che lo Stato dovrebbe avviare un percorso di aggiornamento e compenetrazione con il privato anchr al fine di tutelare meglio i dati: “pensiamo ai danni che può fare una violazione delle banche dati della PA – cosa peraltro accaduta. Può mettere a rischio l’ordine pubblico”.

E che il tema cyber, unitamente all’intelligence, siano ormai massmediatici è un dato di fatto, ha osservato Andrea Pancani (Vicedirettore TG La7): “in Italia disponiamo di imprese eccellenti ma servono competenze, expertise, formazione”.

Il tema della formazione è effettivamente nodale, ha chiosato Gianluca Baldassarre (Chief Strategy and Market intelligence Office Leonardo), e non riguarda solo la parte normativa o tecnologica, ma è una questione culturale: “dobbiamo uscire dal paradigma nefasto che la sicurezza rappresenti una voce di costo e che diminuisca produttività e libertà: si tratta al contrario di un valore fondamentale per il sistema paese”.

Come fondamentale è la possibilità, per uno Stato, di tenersi stretti gli assett più strategici. In tal senso il Deputato e già Presidente del Copasir Raffaele Volpi, nel ripercorrere le attività portate avanti dal Comitato – dal 5G all’indagine conoscitiva sul sistema bancario e assicurativo – ha posto l’accento sulla golden power: “nelle reti cyber, il potere speciale dello stato di salvaguardare gli assetti proprietari delle società operanti in settori strategici e di interesse nazionale è di complessa applicazione: dove si pone? Nel chip o nella telecamera?”

Una realtà soggetta alla golden power è TIM, come ha ricordato Stefano Grassi (già Direttore Security Digitale TIM), che nell’istituto speciale ha riconosciuto, oltre a maggiori controlli, anche maggiore collaborazione con lo Stato, più informazioni e una ricaduta reputazionale positiva. “L’Italia vive del resto un’anomalia: l’intera telefonia mobile, che è un’infrastruttura più che critica, è in mano straniera”.

E proprio le infrastrutture critiche sono ad altissimo rischio cyber: “stiamo studiando uno standard che contempli anche la cyber resilience”, ha evidenziato il Gen. Vincenzo Coppola (CIP Committee CoESS). “Serve contemperare la massima fruibilità ICT con la protezione da attacchi malevoli: una vasta operazione culturale è essenziale”.  Anche se esistono reti neurali ormai in grado di prevedere gli attacchi cyber, fare cultura della sicurezza è l’unico background possibile per percepire la security come un valore intrinseco.

Il rischio sovranità collegato alla svalutazione di questi problemi anche nei comparti chiave del sistema paese non è sfuggito all‘On. Fabio Rampelli, VicePresidente della Camera: “la digitalizzazione impone di focalizzarci su un tema sinora troppo ideologizzato o non correttamente attenzionato. La sicurezza è un argomento pervasivo, traversale e non più rimandabile; sulla golden power abbiamo fatto passi avanti, ma occorre recuperare centralità e autonomia”.

E sul tema cyber occorre avanzare anche sul piano del diritto, per sua natura condannato a rincorrere la tecnologia digitale: la direttiva NIS ha posto un primo importante paletto ma c’è molto da fare, ha avvertito il Prof. Andrea Venanzoni (Università Roma 3).

Le conclusioni le ha tratte l’On. Alberto Pagani, Capogruppo Difesa Camera: “la sicurezza è un bene collettivo. Riguarda tutti, fa bene a tutti. Occorre chiarire bene ruoli e competenze, definire responsabilità e operatività e mettere in campo le possibilità di sinergie con il settore privato. Tutti i temi sinora sollevati nascono da un pregiudizio, figlio di ignoranza e arroganza e che si traduce in una generale incompetenza per la quale si chiamano ancora i volontari al posto dei professionisti della sicurezza. Così perdiamo tutti”.