Vigilanza privata: Bolkestein? No grazie

27 Mar 2011

di Ilaria Garaffoni

bolkestein

Ve lo ricordate il signor Bolkestein, il terrore di tutte le imprese di servizi europee? Era quel Commissario UE che nel 2006 ha fatto adottare l’omonima Direttiva volta a rimuovere ogni ostacolo giuridico e amministrativo nell’ambito dell’Unione Europea relativa ai servizi “commerciali”. La Direttiva non ha riscosso grandi simpatie, soprattutto da parte dei sindacati (la foto a latere è stata reperita su Internet durante le contestazioni). Per quanto riguarda il nostro settore, tra i servizi della Direttiva Bolkestein erano stati disinvoltamente ricompresi anche quelli di sicurezza privata. Col risultato che l’Italia, come gli altri paesi europei del resto, sarebbe quindi stata lanciata nel ring del liberismo più sfrenato. Con una dote tutta sua, però: gli oltre 70 anni di restrizioni dovute al TULPS. Un paradosso per cui gli operatori italiani si sarebbero dovuti procurare la licenza del 134 (con tutto quel che seguiva, tariffe di legalità comprese), mentre gli operatori esteri avrebbero fatto il bello e il cattivo tempo sul mercato italiano, essendo assoggettati soltanto alla legge del paese d’origine.

Fortunatamente è scattata una forte azione di lobby dove l’Italia, rappresentata da Federsicurezza all’interno del CoESS (Confederazione Europea delle imprese del settore della sicurezza privata), ha fatto la voce grossa. Così la Direttiva Bolkestein si è beccata una prima bocciatura del Parlamento Europeo. Infine, considerate le differenze esistenti tra le normative degli Stati membri europei in materia, i servizi di sicurezza privata sono stati esclusi dal campo di applicazione della direttiva.

Ma la ghigliottina Bolkestein non è scampata del tutto, perché secondo l’articolo 38(b) della direttiva, la Commissione avrebbe dovuto valutare, entro il 28 dicembre 2010, l’opportunità di avanzare proposte volte ad armonizzare il settore. Inoltre all’articolo 39 si prevedevano possibili correttivi futuri alla Direttiva, quindi in teoria anche i settori oggi esclusi potrebbero un giorno ricadere nel calderone Bolkestein.
Insomma, il problema è spostato, non eliminato.

Il tema è stato però oggetto di una recente interrogazione parlamentare, dove si chiede all’UE di fornire lumi in merito alle loro prossime mosse. Mr. Barnier, a nome della Commissione Europea, ha ricordato che l’intervento di armonizzazione è partito con specifico riferimento al trasporto valori transfrontaliero. A luglio 2010 si è adottata una proposta di Regolamento UE in materia, ora in discussione al Parlamento e al Consiglio Europei. In parallelo, la Commissione ha proseguito nelle sue audizioni degli stakeholders europei della security privata, riscontrando pareri divergenti in merito alla stessa utilità di armonizzare le diverse legislazioni sulla vigilanza privata. Allo stato attuale, si legge nemmeno troppo fra le righe della risposta di Mr. Barnier, non sembrerebbero quindi necessari degli interventi legislativi specifici. Certo è che, a prescindere dalla qualificazione di servizi da ricomprendere o meno nella direttiva Bolkestein, le libertà di movimento e di stabilimento dovranno comunque essere garantite dall’applicazione diretta del Trattato, artt. 49 e 56. Ogni limitazione nazionale a queste due libertà fondamentali non dovrà quindi essere discriminatoria e dovrà essere giustificata da ragioni superiori di interesse generale, oltre che proporzionata agli obiettivi. Insomma, sembra che scoperchiare il vaso di Pandora della sicurezza privata non sia una priorità dell’UE. Forse per i prossimi 3/5anni potremo dormire sonni tranquilli.
Almeno così si dice in questa intervista, dove incidentalmente si parla anche del rinnovo del CCNL.

Nel frattempo potete leggervi l’interrogazione parlamentare e la risposta UE (in inglese, sorry!):

In Europa i servizi di vigilanza privata sono forniti da circa 50 000 aziende di vigilanza privata che generano un fatturato annuo di circa 23 miliardi di euro e contribuiscono sia alla crescita e allo sviluppo della economia dell’UE sia alla sicurezza dei cittadini dell’Unione. Il settore in questione offre un’ampia gamma di servizi: da quelli sulla sicurezza personale alla protezione delle infrastrutture critiche, sempre più diffuse in seno a organismi pubblici e privati.
Nel dicembre 2006 è stata adottata la direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno, allo scopo di rimuovere gli ostacoli giuridici e amministrativi nell’ambito dell’Unione europea relativamente al settore dei servizi summenzionati. Considerate le differenze esistenti tra le normative degli Stati membri europei in merito ai servizi sulla sicurezza privata, la questione dei servizi è stata esclusa dal campo di applicazione della direttiva. In linea con l’articolo 38(b) della direttiva, la Commissione dovrebbe valutare, entro il 28 dicembre 2010, l’opportunità di avanzare proposte volte ad armonizzare il settore in questione.
1. Può la Commissione confermare che procederà a una valutazione del settore dei servizi di sicurezza privata entro il 28 dicembre 2010?
2. In caso affermativo, quali sono le possibili soluzioni in corso di valutazione e quali sono i tempi prevedibili per la presentazione di queste ultime?
3. Se i servizi di sicurezza privata rientrano nel campo di applicazione della direttiva relativa ai servizi e considerate le significative differenze ancora esistenti tra le diverse legislazioni nazionali, in particolare in termini di formazione, controllo dei precedenti penali, documentazione necessaria, licenze e meccanismi di controllo, in che modo intende la Commissione scongiurare il pericolo che tutto ciò si concluda esclusivamente con l’applicazione del minimo comune denominatore e al contempo garantire elevati livelli di sicurezza e qualità nel settore summenzionato?


Answer given by Mr Barnier on behalf of the Commission

The Commission is aware of the importance of the services provided by private security firms, of the large scope of activities carried out by them as well as the growing cooperation of public and private bodies in this field.

In accordance with Article 38 of the directive on services in the internal market, the Commission had to assess the possibility of ‘presenting proposals for harmonisation instruments (…) on private security services and transport of cash and valuables’ by 28 December 2010.

On one specific activity of private security firms, the transport of euro cash between euro-area Member States the Commission adopted on the 14 July 2010 a proposal for a EU Regulation that is currently being discussed by the European Parliament and the Council.

In parallel, the Commission has met the stakeholders of private security services several times in order to better understand the specificities and expectations of that sector. In these contacts diverging views have been expressed on the need or usefulness for further harmonisation. The Commission has also gathered additional information on specific Member States’ legislation, including in the context of complaints and ongoing infringement procedures. Based on the information at the disposal of the Commission at this stage, there is no evidence of a major internal market malfunctioning for private security services that would justify or require legislative initiatives. Before taking any decision about the possibillity of such initiatives, the Commission will continue to develop their analysis on the basis of all available elements. The Commission does however not intend, to date, to put a particular focus on this area.

Meanwhile, the Commission will, without prejudicing the high quality of these services, continue ensuring the free movement of private security services on the basis of the direct application of the TFEU. Indeed, even if these services are excluded from the scope of application of the Services Directive, it must be recalled that Articles 49 and 56 TFEU on the freedom of establishment and the freedom to provide services continue to apply.. In this context, any national limitation to the freedom of establishment and the freedom to provide private security services may not be discriminatory, must be properly justified by overriding reasons of general interest and must be proportionate to the objective pursued.

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