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Portierati, orario di lavoro, classificazione del personale: sono tanti i temi critici sul piatto del rinnovo contrattuale della vigilanza privata e nuove fratture nello schieramento datoriale fanno pensare male per il futuro. In estrema sintesi, è successo che: Federsicurezza ha ufficializzato che non vuole trattare il portierato all’interno del CCNL della vigilanza privata e che auspica di creare un megacontratto della sicurezza privata comprensivo di tutte le categorie operative di filiera. In mancanza, chiuderà il contratto della vigilanza escludendo però i portierati, nei limiti delle figure previste dal decreto Maroni.
Reazioni: Filcams-CGIL non ha apprezzato e tuttavia si è presa del tempo per riflettere; Assiv ha colto l’occasione per abbandonare il tavolo della vigilanza privata mettendo in dubbio l’utilità di proseguire il negoziato e la Cooperazione ci starebbe pensando su. Chi è che fa melina? Ne abbiamo parlato con Sabina Bigazzi, responsabile del settore in Filcams-CGIL e protagonista di un’intervista doppia, modello “Le Jene”, con Luigi Gabriele (Presidente di Federsicurezza). Clicca qui per goderti il faccia a faccia.

Bigazzi, quali sono le novità sul tavolo del rinnovo contrattuale?

Federsicurezza ci ha dichiarato ufficialmente la sua intenzione di non allargare il campo di applicazione del contratto nazionale della vigilanza privata alle categorie c.d. spurie, ma di voler dar vita ad un contratto omnicomprensivo della sicurezza complementare, all’interno del quale la vigilanza ricoprirà un ruolo marginale (ad immagine e somiglianza del ruolo – a detta loro altrettanto marginale – che ora ricopre sul mercato). Ci hanno quindi invitati, assieme ai segretari generali, ad aprire un nuovo tavolo assieme all’associazione ANISI, che fa riferimento a Federsicurezza.

Filcams è d’accordo?

Noi crediamo che, ancora una volta, vi sia grande miopia da parte di Federsicurezza, che vuole imboccare la strada sbagliata. Noi intendiamo difendere la vigilanza privata e crediamo che si debba riqualificarla. Solo così avrebbe possibilità di sviluppo, come del resto succede in tutta Europa.
A quel tavolo ci siederemo per capire, ma crediamo che le nostre controparti debbano essere le stesse della Vigilanza Privata. Tra l’altro non serve un altro contratto per la vigilanza disarmata: ne abbiamo già tanti che oggi si disputano la regolamentazione dei portierati. Il problema vero è che la vigilanza privata è stata divorata dalle attività “spurie” a basso costo, che a poco a poco hanno sconfinato sempre di più, arrivando a coprire anche i servizi di reale vigilanza privata. Allargare il contratto della vigilanza alle figure disarmate è l’unico modo per recuperare le attività che sono andate alla deriva nella “zona grigia”, permettendo finora alle imprese di vendere sicurezza low cost.

Però il DM sulla capacità tecnica delimita le aree di operatività esclusiva delle guardie giurate rispetto alle figure spurie/disarmate…

Ma ci sono ancora molte aree (alcune molto importanti, come l’antitaccheggio) che il DM sulla capacità tecnica definisce sì come servizi di vigilanza privata, senza però specificare se si tratta o meno di aree di esclusiva pertinenza della vigilanza privata.
Nel dubbio, c’è da scommettere che le imprese utilizzeranno i portieri.

Come interpretate la scelta di Federsicurezza?

Noi crediamo che non abbiano intenzione di rinnovare il CCNL e che questo sia anche un modo di prendere tempo. Con la scusa di avviare un nuovo tavolo con nuovi soggetti e chissà quante tipologie e figure contrattuali da discutere, passeranno ancora parecchi anni. Ma i lavoratori hanno bisogno di risposte adesso, hanno aspettato già fin troppo tempo. Questa battuta d’arresto, peraltro, fa passare in secondo piano i problemi al tavolo del rinnovo della vigilanza privata, che sono enormi.

Vogliamo enucleare i principali? Partiamo dall’orario di lavoro, che è anche stato oggetto di un appello per ridiscutere l’art. 41 della L.133/08 , che assimila la vigilanza privata alle forze di polizia, esonerandola dall’ambito di applicazione del DL 66/03.

Questo appello, nato spontaneamente, è assai illuminante sui veri punti nevralgici per i lavoratori.
Noi ne condividiamo il merito, perché le imprese ci hanno chiesto di spazzare via del tutto il DL 66/03, una legge che permette un orario dignitoso con limiti e tutele ben precise. E’ chiaro che se ci sono problemi specifici, noi siamo ben disponibili ad affrontarli assieme, ma un conto è apportare alcune modifiche che, tutelando i lavoratori, vadano incontro alle mutate esigenze del mercato; un conto è cancellare qualunque regola destrutturando totalmente l’orario e l’organizzazione del lavoro.
Per questo per noi bisogna mantenere l’impianto del vigente contratto in materia di orario di lavoro.

Altro punto nevralgico: il sistema di classificazione del personale.

Le imprese vogliono appiattire tutte le professionalità su un unico livello, eliminando il 3°super e il 4°super senza definire alcuna mansione, eccetto i servizi. Si manterrebbero solo la differenza economica per chi è già inquadrato ad un livello superiore (e gli altri?) e un’indennità oraria per alcune specifiche mansioni. Ora, la classificazione attualmente contrattualizzata deve certamente cambiare, ma non certo così.

E il cambio appalto?

Le imprese continuano a non voler prevedere il confronto sindacale all’interno della procedura di cambio appalto, quando invece è fondamentale, anche per affrontare tutte quelle casistiche particolari (che sono di fatto la regola) dove altrimenti sarebbe impossibile salvaguardare l’occupazione.

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