Corsi e ricorsi storici. Nella contrattazione di categoria ciclicamente si ripropongono dei temi cardine: uno di questi è la corretta collocazione dei benedetti servizi fiduciari. Dentro o fuori al CCNL della vigilanza privata? Se devono stare dentro, perché non infilarci pure altre funzioni e professionalità? Ma se poi stanno tutte dentro al contratto, non si finirà per inquinare la natura – e il costo del lavoro – della stessa guardia giurata? E se invece i servizi fiduciari devono stare fuori dal contratto della vigilanza, lo stesso non diverrà poi poco competitivo rispetto ad altri contratti presi strumentalmente a prestito vola a volta? Non sono domande oziose, poiché nel corso degli anni queste strade si sono provate tutte, spesso facendosi molto male. L’unico ancoraggio sicuro è che i bandi per le grandi committenze, anche pubbliche, richiedono quasi sempre dei servizi di sicurezza “integrati”.
Dunque le chiacchiere stanno a zero: chi vuole partecipare alle gare importanti, deve saper fornire sia servizi di vigilanza (quindi guardie giurate), sia servizi di “sicurezza disarmata” (sorveglianza, controllo accessi, reception, “portierati”).
Ma finalmente lo scorso 17 gennaio imprese e sindacati hanno messo nero su bianco qualcosa di nuovo: il rinnovato CCNL di settore, per essere competitivo anche rispetto ad altri contratti attualmente in uso, dovrà comprendere non solo la sicurezza non armata, ma anche gli ex buttafuori e gli steward. Insomma, tutte le attività di sicurezza già normate. Una “rivelazione” di cui l’UNIV rivendica un’antica paternità, poiché della “filiera della sicurezza, che tutti oggi considerano in progress, noi parliamo ormai da dieci anni”, dichiara il Segretario Generale dell’ UNIV Annamaria Domenici.

Paternità accertate o meno, il vero nodo da risolvere è come dare valore e centralità al contratto negoziato dalle Organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative.
Un tema molto forte, soprattutto con riferimento alla definizione dei parametri per la determinazione del costo del lavoro e la valutazione dell’anomalia nell’offerta nei pubblici appalti. Senza dubbio, prosegue la Domenici, la proliferazione contrattuale va superata con razionalità e capacità di rappresentanza da difendere: occorre avviare interventi a tutti i livelli, “dalle Istituzioni alle rappresentanze politiche centrali e periferiche alle autorità di controllo. E, non in ultimo, c’è una forte necessità di dare uno scossone, sinergicamente con tutto il comparto, all’obsolescenza della nostra cultura…”.

In questa generale “obsolescenza” si inquadra forse anche la tradizionale staticità dei rinnovi contrattuali finora partoriti, frutto di semplici innesti, appedici, note a margine… o ancor più stesso, pedissequi coppia-incolla.
Il tutto in un contesto dove le richieste della committenza, il mutato quadro normativo e la struttura sempre più dinamica del lavoro impongono di necessità l’utilizzo di uno strumento contrattuale in grado di rappresentare, ma soprattutto di cavalcare in termini di crescita, la rivoluzione che ha investito questo più di altri mercati. Già ora permangono incongruenze ed ambiguità. Una per tutte: le attività – collegate all’attività di security – svolte da personale fiduciario non in via principale o esclusiva, ma solo in via residuale (es. bigliettazione ed ausiliarie alla viabilità).

Su questo fronte si sta già lavorando sul fronte datoriale, cui spetterà di  proporre alle OOSS un documento più specifico già il prossimo 12 febbraio. Ad maiora.

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