Lo sciopero va fatto solo quando serve. Cioè adesso.

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I sindacati dicono basta! La trattativa per il rinnovo del CCNL è ferma da troppo tempo: occorre dare una sferzata ad un negoziato dormiente da quasi 2 anni. La mobilitazione dei circa 35.000 lavoratori della vigilanza privata è fissata per l’8 ottobre. Sentiamo Vincenzo Dell’Orefice, Segretario Nazionale Fisascat-Cisl.

La trattativa per il rinnovo del CCNL della vigilanza privata è stata incardinata presso il Ministero del Lavoro, con riunione fissata per il prossimo 29 settembre. Cosa significa in concreto questo passaggio?

In primis va evidenziato che l’approdo ministeriale della vertenza è stato provocato dalle organizzazioni sindacali, in quanto siamo stati noi a richiedere formalmente al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali una convocazione delle parti. Questa nostra decisione risponde ad un duplice fine: imprimere una svolta ad una vertenza allo stadio comatoso, che si concretizzerà anche con una mobilitazione generale della categoria, ed instradarla in un alveo potenzialmente più consono a far chiaramente emergere le angustie e le convulsioni nelle quali l’intero settore si dibatte.
Alla riunione prevista per mercoledì 29 settembre, alla luce delle informazioni che ho, mi risultano essere state convocate le Segreterie nazionali di FISASCAT-CISL, FILCAMS-CGIL e UILTuCS-UIL; è prevedibile che il Ministro, presumibilmente tramite suo delegato, vorrà farsi un’idea circa le motivazioni che ci hanno indotto a richiedere l’attenzione del suo dicastero rispetto alle vicende di questo lungo, complesso e sinora infruttuoso negoziato. Concretamente, per rispondere alla sollecitazione che la domanda sottende, auspico che l’intervento ministeriale sia teso a valorizzare il principio dell’autonomia collettiva ed a riattivare quel confronto di merito dalle organizzazioni sindacali pervicacemente ricercato e da altri sistematicamente eluso.

Quale sono le ragioni dello sciopero proclamato unitariamente per il prossimo 8 ottobre?

Le motivazioni che ci hanno indotto a proclamare lo sciopero sono quelle classiche e riassumibili in una frase concisa: quando il negoziato non produce effetti apprezzabili, la palla deve passare inevitabilmente alla mobilitazione. Il conflitto è una componente fisiologia delle dinamiche collettive: non se ne deve abusare, ma neanche può essere bandito in premessa ed escluso per principio.
Allo stato, più che richiamare le distanze su questo o quell’istituto contrattuale da rivisitare in un senso piuttosto che in un altro, ritengo opportuno focalizzare l’attenzione su pochi ma significativi elementi dialogici sinora omessi o, addirittura, rimossi dalle associazioni degli istituti di vigilanza privata al tavolo di trattativa. Un esempio su tutti credo possa far comprendere appieno la particolarità di questa vertenza, un particolare che da solo quasi giustifica la proclamazione dello sciopero: al Ministero, forse per la prima volta nella storia dei rinnovi dei CCNL, non andremo a rappresentare una distanza fra le nostre richieste salariali ed una controproposta delle associazioni datoriali, in quanto, nel corso dei lunghi mesi di negoziato, una controproposta salariale dalle nostre controparti non è proprio giunta!
È necessario, quindi, riaffermare la centralità dei tanti temi sui quali interessi particolari, contingenti e contrapposti, di volta in volta rappresentati ai tavoli da parte delle associazioni datoriali, alternativamente, hanno reso impossibile il raggiungimento di una sintesi che guardasse agli interessi dell’intero settore. Si pensi al caso – paradigmatico in tal senso – dell’articolato contrattuale sul cambio d’appalto e/o affidamento di servizio, la cui riforma è stata abortita in stato prenatale, presumibilmente prima per mano di chi era lanciato alla conquista di quote di mercato, e successivamente da coloro che – scalzati – meditavano riconquiste. Questo negoziato è stato da sempre influenzato da particolarismi ed interessi parziali, che hanno finito per convergere sull’obiettivo minimo di procrastinare all’infinito il confronto vero. Vi è poi una variabile che, sia pure impropriamente, definirei esogena al negoziato, ma che lo ha influenzato negativamente: le associazioni ed i maggiori istituti, giustamente attenti all’iter del non proprio speditissimo processo di riforma innescato dal DPR del 2008 e molto preoccupati dalle evoluzioni non controllabili dello stesso, sembra abbiano individuato nella sola parte istituzionale la scialuppa di salvataggio per risalire i marosi della crisi: sembrano essere in inoperosa attesa del diluvio universale o della salvezza concessa per decreto. A ben guardare, e col rispetto che nutro per persone che fanno un mestiere difficile in tempi complicati, mi permetto di dire sommessamente che, probabilmente, rinnovare il CCNL darebbe una diversa e maggiore credibilità alle nostre controparti nel mentre si accingono a chiedere alle istituzioni non solo un intervento di ridefinizione degli ambiti del mercato, ma anche politiche pubbliche di attenzione verso il settore. Il contratto rinnovato, oltre a rappresentare la prova che chi chiede maggiore attenzione dallo Stato fa la sua parte investendo nel futuro del settore ed evitando fibrillazioni sociali che inevitabilmente riverberano inefficienze e disservizi sulla collettività, costituirebbe una logica e forte premessa ad un’azione comune presso le istituzioni volta ad assicurare una prospettiva alla vigilanza privata. Il contratto non rinnovato non è detto che consenta ugualmente questa corale assunzione d’impegno, per quanto opportuna.

Lo sciopero non sembra essere stato notificato alla Commissione di Garanzia Sciopero (sul sito ancora non appare): aspettate l’esito dell’incontro del 29 settembre o si tratta di questioni procedurali, oppure interne alle organizzazioni sindacali?

La proclamazione dello sciopero è stata inviata alla Commissione già dal 16 di settembre, quindi con ampio preavviso rispetto ai termini di legge; sempre lo stesso giorno analoga comunicazione hanno ricevuto le nostre controparti. La pubblicazione nel calendario ospitato dal sito della Commissione di garanzia è avvenuta il 20 settembre; credo comunque che la Commissione abbia svolto e stia svolgendo le debite verifiche in ordine al rispetto della procedura. Come si sa, l’esercizio di sciopero per il personale dipendente da istituti di vigilanza privata è sottoposto ad una rigida normativa di legge e regolamentare. Sull’opportunità dello sciopero le organizzazioni sindacali hanno un giudizio unanime: va fatto. La staticità della trattativa va superata. Chiaramente, e legittimamente, ciascuna organizzazione sindacale chiamerà alla mobilitazione i lavoratori per rivendicare il diritto al rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro e per sostenere i contenuti della propria piattaforma. Vorrei fosse chiaro: non ci sono organizzazioni sindacali moderate ed organizzazioni intransigenti rispetto alla proclamazione degli scioperi; ci sono soltanto sindacati che, soprattutto in tempi di crisi, ci pensano bene e più di una volta prima di chiamare alla mobilitazione i lavoratori, che quando scioperano – come si sa – perdono salario. È il rispetto che abbiamo per la gente che lavora che ci porta a chiedere un sacrificio solo quando non se ne può proprio fare a meno. Ma abbiamo più di un motivo per ritenere che le guardie particolari giurate sappiano distinguere il grano dal loglio.