Meeting vigilanza privata: la sentenza sul DM 269/2010 al centro del dibattito

15 Apr 2013

di Ilaria Garaffoni

meeting_interassociativo

ROMA – Rinnovo del CCNL vigilanza privata, network e ipotetica responsabilità solidale dei committenti, Decreto antipirateria e, naturalmente, la riforma di settore e la recente “non sentenza” del TAR (in ossequio alla sua vacuità contenutistica) sul DM 269/2010. Questi i temi sul piatto del meeting interassociativo promosso da Fulvio Valandro lo scorso 11 aprile a Roma.
Gli imprenditori intervenuti, in prevalenza soci o simpatizzanti Assicurezza, oltre ad alcuni “osservatori” di area Assiv e Federsicurezza e ad un inviato di www.vigilanzaprivataonline.com, hanno affrontato parecchie scottanti questioni sotto la triplice regia di Fulvio Valandro, Mino Faralli e Alfredo Passaro.

Partiamo dal rinnovo contrattuale.
Assicurezza ha manifestato formalmente di voler sottoscrivere per adesione il CCNL  siglato da ASSIV – Cooperazione assieme a Filcams, Fisascat e UGL (contratto che, secondo “fondate indiscrezioni”, sarebbe stato siglato l’8 aprile sera, con riserva però di deposito del testo definitivo al ministero del Lavoro). L’assemblea, pur avendo rilevato alcuni rischi in capo alle imprese (a partire dal potenziale rischio demansionamento) nell’applicazione della parte relativa ai servizi fiduciari, ha dichiarato di aver già preso contatti con le parti firmatarie per procedere alla ratifica.

Del recentissimo Decreto sulla pirateria, in assenza del Presidente di Confitarma (che ha comunque chiesto una proproga), si è sottolineata l’inopportunità di sfornare DM giudicati inapplicabili dagli stessi stakeholders del settore e che, “pur lasciando intendere di aprire nuovi mercati alla vigilanza privata, favoriranno invece le società di contractor già presenti ed organizzate” (Valandro).

Ma il tema più caldo era la sentenza  del TAR Lazio sul DM 269/2010.
Una “non sentenza” perchè non ha affrontato nel merito gran parte dei temi sollevati e che sarà probabile oggetto di impugnazione da parte di Assicurezza, unitamente al ricorrente principale.
Con riguardo alla principale questione rimasta irrisolta, ossia la contestata onerosità delle cauzioni e delle garanzie assicurative, l’Avv. Passaro si è chiesto “come potrà trovare oggi fondatezza il parametro previsto dal DM se l’adeguamento del capitale sociale, interamente versato, non è più in linea con l’ammontare di dette garanzie”.
E’ stata quindi ribadita la necessità di andare avanti con il ricorso, qualora il Ministero non attivi rapidamente un tavolo con tutte le associazioni (Assicurezza compresa) e non metta mano ad alcuni aspetti urgenti con modifiche ormai indispensabili, essendo venuti meno alcuni punti del DM 269 (il ritorno al capitale sociale di 10.000 euro,  da solo, inficia i calcoli per cauzioni, assicurazioni ecc.).

Valandro ha peraltro ricordato che alcuni Europarlamentari – tra i quali l’On. Roberta Angelilli – paiono molto interessati alla questione dei “paletti” e dei limiti territoriali e cauzionali previsti dalla riforma italiana: potrebbero quindi esserci gli estremi – e il riscontro associativo – per fare ricorso alla Corte di Giustizia contro un’applicazione all’italiana di quello che voleva essere il dettato europeo di liberalizzazione.

L’Avv. Passaro ha infine censurato l’atteggiamento di “manifesta avversità verso le PMI espresso dalle principali associazioni di categoria nei commentare trionfalisticamente questa sentenza. Commenti che tralasciano il fatto che il DM 269/2010 sia  frutto di scelte di poche imprese dimensionate, intenzionate di fatto a far piazza pulita della concorrenza, e non dell’intero settore”.

 

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