Jobs Act e riforma del controllo a distanza

12 Ott 2015

di Ilaria Garaffoni

Binocolo GuardareSono stati licenziati gli ultimi 4 decreti attuativi della riforma del lavoro, con annessa – discussa – riscrittura dell’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori, che nella precedente versione vietava tout court il controllo a distanza. Se il divieto, in termini generali, è stato cancellato, per il controllo a distanza si impone ora però il rispetto della privacy: le imprese sono infatti “esonerate dalla necessità di un’autorizzazione o di un accordo sindacale per sottoporre a controllo gli strumenti assegnati ai dipendenti, come computer e telefonino aziendale, e usare i dati così raccolti a fini disciplinari. Per il datore di lavoro sarà sufficiente darne adeguata informazione e rispettare le norme sulla privacy”.
Se per il Governo  questa novella rappresenta un mero adeguamento al progresso tecnologico (tanto che su tablet e cellulari in dotazione non potranno comunque essere montate applicazioni con mere funzioni di controllo), e se per monitorare i lavoratori con telecamere resterà comunque necessario l’accordo sindacale o l’autorizzazione della DTL, il datore di lavoro potrà però comunque installare strumenti che servono al dipendente per lavorare e che registrano anche accessi e presenze.
Insomma: se per installare un localizzatore servirà l’accordo sindacale, i dati raccolti dai device aziendali potranno comunque essere utilizzati per provvedimenti disciplinari (es. demansionamenti e licenziamenti), con l’unica tutela della previa corretta informazione ai dipendenti.

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