L’arresto di Nespoli dipende dall’Aula

09 Giu 2010

di Ilaria Garaffoni

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AFRAGOLA (NA) – Per decidere se autorizzare l’arresto del senatore del Pdl Vincenzo Nespoli, la giunta delle Immunità del Senato si riunirà stasera (8 giugno 2010, ndr), in seduta notturna. Bancarotta fraudolenta e riciclaggio sono i reati per i quali dal tribunale di Napoli chiedono di poter procedere ai domiciliari. Ma se è ancora un nervo scoperto e suggerisce prudenza il recente caso del senatore Nicola Di Girolamo, in un primo momento “assolto” dalla giunta e poi travolto da un’accusa di riciclaggio che ha destato enorme scandalo, appare al momento altamente improbabile che l’autorizzazione venga concessa.

Ma se è ancora un nervo scoperto e suggerisce prudenza il recente caso del senatore Nicola Di Girolamo, in un primo momento “assolto” dalla giunta e poi travolto da un’accusa di riciclaggio che ha destato enorme scandalo, appare al momento altamente improbabile che l’autorizzazione venga concessa. Secondo i pm Henry Jobn Woodcock e Vincenzo Piscìtelli, ad Afragola (Napoli), la città di cui è sindaco, Nespoli sarebbe stato il padrone occulto dell’istituto di vigilanza privata “La Gazzella”, intestata a un prestanome, Mario Razzano. L’accusa è quella di aver dirottato i soldi che sarebbero dovuti servire a pagare i contributi previdenziali dei dipendenti «nelle casse della srl Immobiliare San Marco e della spa Se.An. Immobiliare», entrambe «riconducibili a Nespoli ed al suo nucleo familiare». Di più. Chi aspirava a un’assunzione nella sicurezza privata, sostengono i pm, non solo doveva garantire il proprio voto a Nespoli, ma doveva anche pagare trentamila euro, che venivano dirottati sulle società immobiliari. E le distrazioni di denaro sarebbero state tra le cause, nel 2007, del fallimento dell’istituto “La Gazzella”.

Il parlamentare del Pdl rispedisce al mittente tutte le accuse. Anche perché, ha detto al Corriere della Sera, «si basano sulle dichiarazioni di un personaggio che in un’intercettazione si dice pronto a dire qualsiasi cosa pur di salvare figlio e nipote coinvolti». Inoltre non ci sarebbero, sostiene Nespoli, esigenze cautelari. Ma poiché il gip è di avviso opposto e ha approvato l’arresto del sindaco di Afragola, nonostante l’abbia negato per altri indagati, spetterà ai senatori sbrogliare la matassa. In un senso che appare già tracciato, dal momento che a difesa del politico campano si sono subito schierati i vertici del PdL al Senato, Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello. Ad ogni modo questa sera il relatore Francesco Sanna (Pd), chiederà che ci si pronunci prima sulla sussistenza del “fumus persecutionis”, ossia un accanimento giudiziario, e poi sul fatto che la richiesta di arresto sia effettivamente equilibrata» rispetto ad altri valori, come quello dell’integrità del Senato. Intanto, lontano dai palazzi del Parlamento e a prescindere dall’esito giudiziario della vicenda, c’è chi sostiene che «il caso Nespoli» metta a nudo «una drammatica emergenza» del settore della sicurezza privata a Napoli. Luigi Gabriele, presidente di FederSicurezza, che aderisce a Confcommercio e rappresenta le associazioni storiche della vigilanza privata in Italia, denuncia che le «infiltrazioni della camorra» si sommano alle «operazioni spregiudicate di imprese non legate alla criminalità organizzata, ma che approfittano della situazione». Le prime vittime sono dunque le imprese «sane», che non riescono a competere in gare d’appalto viziate da ribassi eccessivi. Ma i danni maggiori li subiscono i lavoratori del settore (già un migliaio i disoccupati), che non solo si vedono sistematicamente negati i contributi, ma devono sempre più spesso «pagare per essere assunti». Una task farce per contrastare il fenomeno è stata istituita due anni fa e ha portato al ritiro di sette licenze. Ma non basta, secondo il presidente di FederSicurezza: «Tutto il settore – sostiene – dovrebbe essere commissariato. Come per l’emergenza rifiuti, anche a noi servirebbe un Bertolaso».

Fonte: Il Riformista 8 giugno 2010

 

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