On. Alfredo Mantovano

ROMA – Sono passati due anni e mezzo da quando la Corte di Giustizia Europea ha condannato il vetusto TULPS (testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, impianto regolamentare della vigilanza privata, regio decreto, classe 1931). Da lì è partito un profondo processo di riforma del settore, tra improvvise accelerazioni (spesso a ridosso delle elezioni) e assai più frequenti battute d’arresto (a seguito di cadute di governi o di cadute d’attenzione dei governi medesimi).
Con il DL 2 aprile 2008 (decreto salva infrazioni) il governo definì, obtorto collo, le linee guida per l’adeguamento dell’impianto italiano ai diktat europei, demandando ad una Commissione consultiva centrale, istituita in seno al Viminale, la stesura dei decreti attuativi.

Sebbene il decreto salva infrazioni ponesse delle basi importanti di lavoro (crollo dell’impianto provinciale, liberalizzazione delle licenze e delle tariffe entro certi limiti), la vera partita si giocava sul tavolo dei decreti di attuazione.
In particolare sul decreto volto a determinare i requisiti minimi organizzativi, gli standard professionali, la capacità tecnica e la qualità dei servizi che deve essere garantita dagli Istituti di Vigilanza privata per poter stare sul mercato. Quello che nelle intenzioni degli architetti della riforma avrebbe dovuto porre il primo sbarramento ex ante per creare un tessuto competitivo corretto sul quale operare in condizioni di libero mercato.
Ebbene, oggi 14 aprile la Commissione consultiva centrale ha concluso l’esame della bozza di decreto ministeriale sulla capacità tecnica, varando il testo condiviso del DM, che si appresta quindi a compiere l’iter amministrativo di prammatica. Il sottosegretario On. Alfredo Mantovano si è complimentato per il merito e per il metodo di lavoro del ministero dell’Interno, soprattutto per la costante ricerca di soluzioni condivise con le parti sociali. Il documento – si legge in una nota del sottosegretario all’Interno – “assume particolare importanza alla luce del sostanziale vuoto normativo esistente e del quadro di disomogeneità derivante dall’assegnazione delle licenze su base provinciale, rivelandosi strumento volto a dare risposte concrete su terreni cruciali per il settore quali: assunzione e immissione in servizio delle guardie giurate, orario di lavoro e formazione delle medesime, trasporto e scorta valori”.
Gli effetti di questo decreto sull’attuale scacchiera competitiva potrebbero essere dirompenti: il mercato potrebbe trovarsi dimezzato, benchè certamente su altri versanti rafforzato dalla riforma.
Oppure potrebbero cominciare da subito a fioccare i ricorsi al TAR per contrastare il forzoso “colpo di spugna” della riforma (fenomeno al quale il settore è bene avvezzo, essendo specialista nel fare la legge e trovare l’inganno). Oppure entrambe le cose.

 

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