nave-crociera-nel-mirinoDurante la Genoa Shipping Week si è tenuto il primo Med Security Summit, un tavolo di confronto tra esperti per discutere i problemi legati al trasporto e alla sicurezza marittima nel Mediterraneo. I relatori hanno proposto un’analisi, sulla base di un nuovo approccio olistico, dei punti critici che caratterizzano il tema della security marittima in quest’area. Per saperne di più, vigilanzaprivataonline ha incontrato Cristian Ricci, Direttore dei corsi maritime security di IMI Security Service, che conduceva la sessione Port Security e relazione nell’incontro sulla Cruise Line security.

Intervista a Cristian Ricci

Per cominciare, cosa significa avere un approccio olistico in ambito security?
È un modo di operare nel quale si è convinti che per assolvere al meglio la responsabilità legata ad una funzione, sia necessario avere e scambiare informazioni e conoscenze con tutti coloro che sono coinvolti in quell’attività.

Entriamo allora nel vivo della sicurezza portuale con un approccio olistico: quali sono gli aspetti migliorabili?

Credo che vada aumentata la professionalità del Port Facility Security Officer, introducendo, per esempio, dei prerequisiti esperienziali nel settore della security per coloro che chiedono di esercitare questa professione. Questi requisiti ad oggi sono assenti ed è sufficiente un corso di 24 h per poter operare come Port Facility Security Officer. Credo poi che il Port Facility Security Officer, come gli altri professionisti della security portuale, debbano essere inseriti – per la funzione che svolgono – nello sharing informativo, cioè hanno diritto di acquisire le informazioni che ritengono necessarie per svolgere bene la loro funzione.

Un aiuto al miglioramento della security portuale arriverebbe anche da:

a) una defiscalizzazione delle spese che i concessionari portuali sostengono per contribuire alla sicurezza pubblica, perché non va dimenticato che un Piano di security portuale necessita anche del parere di conformità del Prefetto, affinché ne sia garantita la sintonia con il Piano di Sicurezza Pubblica Provinciale. Non si tratta, pertanto, della sola protezione di un bene immobile privato;

b) una sburocratizzazione degli iter di approvazione dei piani, che attualmente scoraggia modifiche e aggiornamenti.

Mi sembra invece molto buona, da un punto di vista operativo, la formazione richiesta dal Ministero degli Interni alla guardia giurata, qualora il terminal riceva passeggeri.

Lei era relatore anche nella sessione sulle navi da crociera: ritiene che anche queste navi possano obiettivo terroristico?

La security marittima ha sicuramente reso più difficile l’organizzazione di questi attentati.
Non mi sento, però, di escludere un incidente di security alle navi da crociera, perché oggi nel “panorama terroristico” vengono utilizzate diverse tecniche (operatori suicidi, IED, esplosioni coordinate, bombe “sporche”, commando kamikaze), mentre noi – forse – siamo rimasti troppo focalizzati e quindi ci siamo irrigiditi su tattiche non attuali. C’è una rigidità negli Ship Security Plan, dovuta anche alla burocrazia, che può essere un gap.

Anche per questo motivo ritengo che sia necessario non solo organizzare misure di prevenzione (che è la finalità dell’ISPS Code), ma anche addestrare il management di bordo a gestire questo genere di situazioni, affinché i danni possano essere limitati, laddove non è possibile prevenirli.

In uno scenario geopoliticamente complesso come quello attuale, la security marittima ha una carta vincente da giocare?

Gli operatori sono la carta vincente della security.
Bisogna però evitare che il formalismo faccia perdere la passione, riducendo gli operatori a meri esecutori. Sappiamo che la professionalità cresce laddove si cercano soluzioni concrete a problemi reali e non dove il problema si evita. Quando questa ricerca viene impedita e ostacolata, tutto rischia di finire in una mera conformità cartacea ad una normativa.

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