Formazione continua e investigazioni private: quali novità?

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Qualità, professionalizzazione, formazione, specializzazione, aggiornamento, titoli di studio, laurea.
Questi argomenti sono diventati di primaria importanza per la sicurezza sussidiaria, soprattutto alla vigilia di una riforma che incardina il nuovo impianto sulla qualità degli operatori. Certo non a tutti piace il nuovo sistema, ma non ci sono alternative: o dentro o fuori. Quindi è meglio capire come cambia l’attuale impianto formativo dopo il DM sulla capacità tecnica. Ad esempio, in assenza di corsi accreditati dal ministero dell’Interno, hanno ancora valore i corsi erogati fino adesso? Per il mondo delle investigazioni private lo chiediamo a Gaetano Bernieri, Vice-Presidente Federpol e Coordinatore Nazionale della Formazione Professionale.

In materia di investigazioni private, come si articola la formazione continua?

Il Coordinamento Nazionale Formazione Professionale Federpol aveva suggerito al ministero dell’Interno di equiparare i crediti formativi degli investigatori privati a quelli degli Avvocati e dei dottori commercialisti, cioè una media di 2030 crediti formativi all’anno, quindi 2030 ore di formazione annuale obbligatoria. Tuttavia la mancanza di un ordine professionale della categoria investigazioni da un parte, e le assolute novità portate dal D.M. 2692010 dall’altra, hanno indotto il ministero ad esprimersi con cautela.
Pertanto, almeno per ora, l’amministrazione dell’Interno ha lasciato ampia libertà circa i parametri oracrediti della formazione continua e su chi debba erogarla nell’immediato; ha solo indicato che gli argomenti trattati debbano avere contenuti inerenti le investigazioni civili e penali e/o le informazioni commerciali. Nei prossimi mesi sapremo se il ministero equiparerà le investigazioni private alle suddette categorie professionali o se emanerà delle disposizioni ad hoc, anche sulla base di nostre specifiche indicazioni. Dopo la scelta, saranno però Università e Regioni a doversi occupare della formazione continua (obbligatoria) e nessun altro ente formativo – come invece accade legittimamente adesso, tanto che Federpol è operativa con i corsi interregionali.

A proposito di Federpol e di capacità tecnica, dopo la novella del DM, che valore hanno i vostri corsi?

Finché il ministero dell’Interno non fornirà delle chiare indicazioni sui parametri da adottare, i corsi Federpol avranno valore certificativo, ossia saranno comunque idonei ad attestare l’avvenuta formazione obbligatoria annuale (da allegare all’intendimento a voler proseguire l’attività presentata dagli investigatori nell’anno in corso).
Successivamente, Federpol si adopererà per acquisire l’accreditamento o per siglare protocolli d’intesa con le Università, in modo da continuare ad erogare formazione in piena norma di legge. Questo vale anche per i corsi di perfezionamento (il primo corso, tenuto all’Università di Campobasso, non ha avuto alcuna censura in merito ai parametri didattici utilizzati – ossia ore, materie, modalità, ecc.).

L’11 giugno a Torino avete promosso una giornata di seminari abbinata al congresso nazionale: si tratta di un’opportunità riservata ai soli soci Federpol o estesa extra-circuito?

Quella di Torino sarà un’occasione per partecipare al congresso nazionale 2011 e contestualmente al corso di formazione continua obbligatorio. Questa soluzione è volta ad evitare ai partecipanti (soprattutto a chi proviene dalle isole) un inutile aggravio di costi in trasferte, vitto e alloggio.
Chi non potrà recarsi a Torino, potrà comunque sostenere la formazione obbligatoria presso uno dei centri interregionali Federpol (Cassino, Arezzo, S. Benedetto del Tronto, Bari, Olbia, Messina).
Per i soci questa doppia opportunità viene offerta gratuitamente, ma l’evento è aperto anche extra circuito, in quest’ultimo caso previo pagamento di un contributo spese.

Ritiene che il nuovo impianto normativo porterà maggiore qualità e pulizia nel segmento delle investigazioni private?

Ci sarà – finalmente – un pesante ridimensionamento delle licenze rilasciate.
Credo che molti ci penseranno due volte prima di chiedere una licenza, dovendo ora studiare per tre anni e lavorarne altrettanti, oppure cercare lavoro presso un istituto per tre anni dopo aver conseguito la laurea. Si verificherà quindi una selezione su base quantitativa ma soprattutto qualitativa, che apporterà un indubbio giovamento alla categoria.