Ristori bis: sicurezza privata bis-dimenticata dal governo

24 Nov 2020

di Ilaria Garaffoni

Amaro il giudizio di Unimpresapol (Federazione Nazionale Investigazioni Private, Vigilanza e Security) sul Decreto Ristori Bis, che ancora una volta ignora le aziende rubricate al codice Ateco 80 (servizi di vigilanza privata e di investigazioni privata). Si era sperato in una svista del Decreto Ristori, partorito in fretta e in furia, ma con l’edizione Bis si ha avuto la conferma di quanto il settore venga sistematicamente ignorato dal Governo. In particolare soffre il mondo dell’investigazione (peraltro già dimenticato nella fase più acuta del primo lockdown e poi rientrato in corner) e chi opera nei servizi di controllo nei locali di pubblico intrattenimento (che non dispongono nemmeno di un codice ateco ad hoc). Sebbene siate state prese misure significative per i principali committenti della sicurezza privata (eventi e fiere, cinema, teatri, stadi, impianti sportivi, discoteche ecc), ai quali il governo ha riconosciuto col Ristori Bis fino al 400% in contributi, crediti d’imposta e riduzioni tributarie, è stato dedicato invece uno zero tondo alle imprese di sicurezza, le stesse aziende che potrebbero però permettere a queste realtà di riaprire, una volta allentata la morsa del COVID.

Parliamo di una categoria che versa cauzioni importanti per mantenere la licenza prevista dal TULPS e che deve essere in regola con il DURC. Una categoria che è pronta a raccogliere l’appello lanciato dal Viminale per avere maggiori controlli sul distanziamento sociale. Parliamo di circa 2.000 imprese che possono schierare un “esercito” di uomini normati, professionalizzati e riconosciuti: investigatori privati, vigilanza privata, ma anche conduttori cinofili. Questo farà presente al ministro Lamorgese il Presidente Nazionale di Unimpresapol, perchè non c’è più tempo da perdere: “occorre aiutare ora le imprese che operano nell’ambito della sicurezza privata italiana, costrette a fronteggiare una crisi senza precedenti e già penalizzate dal fermo forzato dei primi mesi dell’anno. Non possiamo aspettare la terza ondata di pandemia prevista per febbraio: agiamo subito e liberiamocene una volta per tutte”.

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