Non “omini”, ma uomini: la lettera di una guardia giurata

14 Apr 2021

di Ilaria Garaffoni

Riceviamo e pubblichiamo una toccante lettera da parte di una guardia giurata, che richiama tutti (stampa inclusa) ai valori e alla delicata missione di chi svolge con passione e sacrificio questo ingrato mestiere. La lettera tocca diversi temi: dalla qualifica di incaricato di PS al CCNL scaduto nel 2015, dall’impiego di contractor al posto di personale italiano al ruolo marginale e spesso ridicolizzato dalla stampa degli uomini della vigilanza privata. Che sono uomini con un vissuto, e non “omini”.

Caro Direttore

l’evoluzione della vigilanza l’ho vissuta sulla pelle, sono una Guardia Particolare Giurata. Ho iniziato questo lavoro 35 anni fa e nonostante varie occasioni di cambiare mestiere, non l’ho fatto.  Perché questo lavoro ti entra nel sangue, che se ci credi diventa una missione e ti senti orgoglioso di quello che fai.

Poi c’è stata la fatidica trasformazione legale in ” Incaricato di Pubblico Servizio ” e tutti esultarono, ma fu un modo per incastrare la nostra categoria in quel comparto di lavoratori che hanno dovuto dire addio al diritto di sciopero, perché regolati da una legge che impone delle regole talmente restrittive da rendere l’effetto è praticamente nullo.

Questa situazione ci ha portato all’impossibilità di rinnovamento dei Contratti Collettivi Nazionali, scaduti nel 2015, con la conseguenza di ritrovarci degli stipendi che non garantiscono nemmeno il mantenimento della famiglia.  Le Istituzioni, quelle che gestiscono le normative della sicurezza, sanno che siamo una forza necessaria, e che, spesso, veniamo utilizzate in supporto alle pattuglie delle forze dell’ordine. Vigiliamo sui nostri abbonati ma teniamo sempre sotto controllo il territorio, la città, segnalando eventuali anomalie. Di conseguenza spesso siamo i primi ad intervenire allertando le forze di polizia, o mezzi di soccorso.
Naturalmente sui giornali difficilmente veniamo citati, ma non importa, perché abbiamo la soddisfazione di leggere, l’indomani, che il tizio che ha fatto l’incidente, in cui sono intervenuti forze dell’ordine e mezzi di soccorso, si è salvato. Tu solo sai che il primo che l’ha soccorso eri tu e questo ti basta.

Notte e giorno 24 ore su 24 vigiliamo per il bene della comunità. Di notte quando ti si chiudono gli occhi e ti prende lo sconforto, e pensi a chi sta dormendo nel proprio letto vicino alla moglie, vicino ai figli, e tu sei lì di notte da solo contro l’ignoto. Lì ti rendi conto del tuo dovere, del tuo sacrificio: sei lì per permettere alla città, ai suoi abitanti di dormire tranquilli.

Il nostro è un mestiere che pretende onestà ed altruismo. Perché quando si tratta di difendere le persone, anche se per legge possiamo difendere solo il patrimonio, noi ci buttiamo, a costo di rischiare la coltellata o la denuncia. Perché questo è un lavoro, come quello delle forze dell’ordine, che ti coinvolge in situazioni dove sei sempre in bilico sulla lama del rasoio, sul confine tra legalità ed illegalità.

Per fare un esempio ricordo un corso sulla legittima difesa, dove l’istruttore ci trasformava la teoria delle normative in esempi pratici. Però poi ti trovi in azione, nella realtà: lì succede tutto velocemente, in modo imprevedibile, tu sei da solo e agisci d’istinto. Quando tutto è finito speri solo che non ci siano conseguenze.

Tutto questo non lo dico per fare compatire la nostra categoria, ma per sottolineare che lo Stato non può rimanere indifferente alle problematiche della sicurezza. Non può ignorare una categoria che supera i 90.000 uomini. Si dovrebbe ammettere che siamo necessari e che basterebbe cambiare qualche normativa per poterci utilizzare in modo più efficace, portando un maggiore sostegno all’apparato della sicurezza nazionale ed estera.

Oggi le aziende italiane che operano all’estero spendono miliardi per la vigilanza e sono costrette ad assoldare dei contractor stranieri. Questa situazione, oltre a favorire l’economia di paesi esteri, provoca dei grossi problemi di spionaggio industriale. Questi appalti di vigilanza potrebbero essere espletati da Istituti di vigilanza Italiani.

Nella vigilanza privata abbiamo aziende che hanno superato i 20.000 dipendenti e che utilizzano tecnologie di ultima generazione. Permettendo alla Vigilanza Privata di proteggere le persone, sia in Italia che all’estero, si potrebbero utilizzare quei professionisti ex dipendenti dei nostri corpi speciali Nazionali, Polizia, Carabinieri, Esercito, ecc…Spesso questi professionisti, addestrati dal nostro Stato, vengono “rubati” da queste ditte di contractor, che propongono stipendi allettanti.

La categoria della Vigilanza Privata fino ad oggi ha molto sofferto dell’indipendenza della Nazione, ma spesso sentivamo il rispetto e la gratitudine da parte della gente e dei nostri datori di lavoro. Purtroppo ci sbagliavamo, perché durante un’intervista, uno dei più grandi imprenditori della Vigilanza Privata Italiana, ha chiamato “omini armati” e “omini disarmati” i suoi dipendenti, quelli che tutti i giorni rischiano la vita e che si confrontano con le problematiche della sicurezza, facendo guadagnare all’azienda milioni di euro. Bene, io sono un suo dipendente e questo modo di classificarci mi ha ferito e mi ha fatto veramente male, ma poi ho capito che forse, nel mondo spietato dell’imprenditoria, i dipendenti non si devono considerare uomini, ma unità produttive, “omini armati e disarmati” che producono soldi. L’orgoglio di essere Guardie Particolari Giurate, di mettere a disposizione il proprio operato per un benessere sociale, il sacrificio e l’orgoglio di proteggere la comunità non deve contare niente, perché siamo diventati “omini”.

Danilo Ferri.

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