Riforme della vigilanza privata: siamo seri, per favore

06 Nov 2024

di Redazione

Fioccano le proposte di riforma per la vigilanza privata. Alcune veramente strampalate, altre buone nel concept ma pessime nell’estensione, altre ancora frutto di tiraggi di giacchette casuali o sull’onda emergenziale, quasi tutte senza alcuna cognizione di causa. E quando a confermarcelo è un addetto ai lavori, allora siamo certi di avere formulato un giudizio corretto. Ringraziamo questa guardia giurata che ci ha scritto.

Caro Direttore

ad ogni cambio di legislatura si susseguono le proposte di riforma della vigilanza privata.
Che il nostro mondo abbia bisogno di cambiamenti è innegabile: siamo ancora legati ai Regi Decreti e a DM più che datati. Ma i cambiamenti – per essere efficienti – devono essere ben ponderati e non possono essere fatti sull’onda emergenziale o su bizzarre richieste degli addetti ai lavori. Sia chiaro, sento anche io il bisogno di un cambio di passo, ma conosco abbastanza il settore da poter muovere alcuni dubbi sulle proposte in corso.


Ad esempio: c’è chi chiede la qualifica di Pubblico ufficiale. Ebbene, pur svolgendo un servizio di pubblica utilità, noi siamo e rimaniamo dipendenti privati. La figura del “pubblico ufficiale” è ben normata nel nostro ordinamento giuridico, e si estende ai privati solo in circostanze particolari. Al pubblico ufficiale sono peraltro riconosciuti dei poteri fondamentali che per essere esercitati hanno bisogno di una profonda conoscenza delle norme, delle procedure, della giurisprudenza consolidata – cosa che raramente ho trovato nelle GPG. La qualifica di incaricati di pubblico servizio è più che sufficiente.


Altri ancora vorrebbero estendere l’ambito di competenza delle GPG a questioni che sono di sola competenza delle forze dell’ordine (controllo del territorio, ordine pubblico, decoro urbano). Ma il TULPS, che è il nostro riferimento principale, parla chiaro: queste aree non possono e non devono essere di competenza delle GPG, che al massimo possono essere di ausilio, o sussidiarie alle FF.OO. E’ vero che spesso ci troviamo a gestire situazioni di confine tra questi ambiti, ma questo non implica che possiamo svolgere funzioni a noi precluse dalla legge. Una riforma che allargasse questi confini potrebbe essere pericolosa, in primo luogo perché alcune GPG nemmeno conoscono tali confini, e in secondo luogo perché qualcuno scarsamente formato potrebbe superarli – inconsapevolmente, per ambizioni personali o per un frainteso senso del dovere derivante in realtà dalla scarsa consapevolezza delle norme.


Un altro punto che rischia di creare confusione è riferirsi al ministero sbagliato.  Gli istituti di vigilanza e le GPG sottostanno al ministero dell’interno, la legge è chiara. Tuttavia c’è chi vorrebbe rivolgersi anche al ministero della difesa, il quale però non può – e per me nemmeno deve – avere competenza in materia. Dico questo per il profondo rispetto che nutro nei confronti di divise diverse e che solo per un occhio disattento sono uguali alle nostre.

Troppo spesso sento colleghi chiedere lampeggianti blu sulle auto, uso di manette, teaser o manganelli (vere armi atte a mantenere l’ordine pubblico). Spesso sento fare confusione tra fermo, arresto, uso di mezzi di contenzione; altre volte sento citare l’art. 380 e 383 del CPP da chi nemmeno sa la differenza tra codice penale e codice di procedura penale, tanto meno sa quali siano i reati perseguibili d’ufficio. Se è già difficile per le FF.OO, che vantano una formazione seria ed un costante addestramento, decidere quale strumento usare in situazioni sempre diverse, come potrebbe una GPG poco formata e per nulla addestrata decidere cosa fare nel caso concreto?

Le proposte di riforma in circolazione rischiano di confondere ancora di più le idee, mescolando ambiti, competenze e formazioni che sono ben distinti, anche se non sempre distanti. I cambiamenti devono certamente avvenire, ma per una riforma seria serve pazienza: forse arriverà quando sarò in pensione, ma preferisco attendere piuttosto che vedere giustizieri della notte o colleghi che esorbitano dai propri compiti mettendosi in guai decisamente peggiori di quelli che sperano di risolvere.


In sintesi: nessuno ha la verità in tasca o la soluzione ottimale, ma cambiare per cambiare pone certamente più rischi che soluzioni.

Matteo Marliani, GPG

I Video

video-fromazione-26

Consigliati

San Giorgio Calendario
https://www.anivp.it/

Archivi