Ballare ai tempi del Covid? Zero margini per i locali e distanze impossibili

Dal 15 giugno si torna a ballare. In teoria. In pratica molti locali non apriranno, visto che la ripartenza pare limitata alle discoteche all’aperto, con capienza dimezzata e una distanza in pista di 2 metri (1 metro se si sta fermi). Il tutto con mascherina sempre indossata. Misure inaccettabili e irricevibili nel metodo e nel merito – tuonano le imprese del settore intrattenimento, che pesa per oltre 4 miliardi all’anno di fatturato. Le imprese che si occupano di entertainment e le agenzie di sicurezza lamentano di non essere state consultate dal Governo, tanto che i provvedimenti adottati risultano essere non solo inapplicabili nei fatti, ma purtroppo anche esiziali per la tenuta del comparto. Le Associazioni più rappresentative del settore chiedono l’urgente apertura di un tavolo di confronto per individuare insieme le misure necessarie alla ripartenza.La Conferenza Stato Regioni – dichiara Maurizio Pasca, Presidente del SILBAssociazione Italiana Imprese di Intrattenimento da Ballo e di Spettacolo, non ha tenuto in considerazione la particolarità del settore ed ha espresso delle linee guida che nei fatti impediscono agli esercenti di aprire i locali, se vogliono avere la speranza di ottenere un margine di profitto. Siamo seriamente preoccupati – aggiunge Pasca – per la sopravvivenza stessa delle nostre imprese, che danno occupazione ad oltre 100mila addetti’’.

‘’L’assenza al tavolo dei rappresentanti del settore della sicurezza – denuncia a sua volta Franco Cecconi, presidente dell’AISS – Associazione Italiana Sicurezza Sussidiaria – ha prodotto delle indicazioni che di fatto risultano essere inapplicabili. E’ giuntto il momento che il Governo convochi i professionisti del settore per trovare di concerto una soluzione che consenta al mondo dell’intrattenimento di potersi risollevare. Parlare di sicurezza nel mondo degli eventi senza i professionisti del settore – conclude – non solo non è un approccio costruttivo, ma produce effetti devastanti sul piano economico e dell’occupazione’’.